• venerdì , 19 Aprile 2019

La legge del più fragile

Aiuto. Pensare ad altre parole che racchiudano un potere tanto grande, che pur non essendo altisonanti sono cariche di un trasporto emotivo senza eguali. Aiuto. Con cinque lettere si dichiara la propria fragilità con uno sforzo di enorme coraggio, l’agnello si mostra scoperto con l’ardore di un leone, lasciando da parte l’orgoglio. Chiedere aiuto è un gesto che dovrebbe nascere spontaneo, poiché vuol dire avere fiducia che il prossimo possa colmare le debolezze dell’altro; eppure in una civiltà malata, in cui è giusto che il più debole soccomba calpestato d chi si ritiene più forte, non c’è spazio per i fragili. Abbiamo applicato una legge bestiale all’uomo, creatura debole ma dotata del dono più alto: l’intelletto, con cui teoricamente dovrebbe essere in grado di amare, capire sé stesso o, per lo meno, distinguere il giusto dall’errato, e sapere che da soli non siamo nulla.

Secondo un antico mito greco, in origine l’uomo era una creatura con due teste, quattro braccia, quattro gambe, tutto il doppio rispetto a ciò che conosciamo. Tuttavia nulla era in eccesso: era completo. Un giorno, a causa di un torto subito dall’umanità, Zeus scagliò le sue folgori sulla Terra, lacerando in due gli uomini, costringendoli così a cercare la propria metà per tutta la vita. Il mito fa riferimento all’amore e all’anima gemella, ma è perfettamente calzante anche al concetto che l’uomo ha bisogno di un altro uomo per essere felice: senza gli altri è debole, fragile, inconcludente. Persino dannoso per sé e per chi gli è intorno.

Qualunque psicologo o psichiatra potrebbe confermare che la solitudine non è sana per l’uomo, specie se si è fragili: quando si è da soli non avvengono meccaniche come l’omologazione del pensiero o il confronto di idee (in cui si pongono a confronto pensieri diversi, anche contrastanti, e si tende a modificare la propria opinione o a giungere ad una comune, uguale per tutti), che invece si attivano in un gruppo di più persone. I pensieri del singolo, quindi, liberi di fluire a ruota libera e annegare l’animo come in un’alluvione. Chi è solo è così anche fragile, diventa depresso, malato, cattivo, brutto, mente a sé stesso spudoratamente e compie gesti assurdi credendo siano la cosa giusta da fare. L’abisso si fa giorno dopo giorno più profondo e il mondo fuori sempre più lontano. Solo urlare salva, più forte che si può: un grido disperato d’aiuto che parta dal coraggio del proprio animo e giunga a chiunque sia disposto ad ascoltare.

Quello che impedisce di mostrarsi fragili non è la società da sola: sebbene contribuisca in maniera consistente al problema non è l’origine di esso. Ciò che ci incatena nasce da noi stessi, dalla natura umana, che, bellissima, è composta di contrastanti emozioni, pensieri e sensazioni. Così come siamo bipartiti in gioia e dolore, lo siamo anche per quanto riguarda fragilità e paura, umiltà e orgoglio. La consapevolezza di sé fa da arbitro in questo conflitto interiore. Un uomo nella norma, cioè senza particolari disturbi psichici, sa benissimo di non essere un dio sceso in terra e non poter far tutto da solo. Riconosce quindi la propria fragilità. Ecco che però subentra la paura di deludere, del giudizio degli altri, di non essere abbastanza. Solo alla fine l’orgoglio, o amor proprio, ridona stabilità ad un animo tremante per il terrore, chi è saggio però non eccede riesce a mantenere l’umiltà: questo è ciò che capita tutti i giorni in ognuno di noi, o per lo meno dovrebbe. è più facile che non ci si renda conto dei propri difetti, che non si riesca ad amarsi e valorizzarsi o che si creda di essere invincibili. In ciascuno di questi casi, ci dimentichiamo di non essere soli.

L’uomo dovrebbe essere grato di non essere completo così com’è: se già adesso avessimo raggiunto l’apice del nostro potenziale, sarebbe ben poca cosa. Invece siamo come cellule a uno stadio primordiale, totipotenti, che una volta combinate tra loro possono giungere a dar vita a miliardi di risultati. Ogni uomo è diverso da tutti gli altri e questo rende le combinazioni possibili quasi illimitate. è vero che la fragilità è la forza e vera bellezza dell’essere umano, perché grazie ai difetti che lo allontanano dalla perfezione rendono noi uomini collettivamente onnipotenti.

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