• martedì , 22 Ottobre 2019

Il galateo della Natura

Il galateo, anche detto bon ton, nasce a seguito di un trattato scritto nel 1558 da Giovanni della Casa dove venivano elencate tutte quelle silenziose regole che la nobiltà era atta seguire.

L’etichetta nasce come spartiacque tra l’aristocrazia e la gente del popolo, per avere quel “personne-sait-quais” che rende molto carismatici tutti coloro che osservano tali consuetudini.

E’ però bene ricordare che come recita il primo comma della XIV disposizione transitoria della Costituzione, il termine aristocrazia con la sfumatura di nobiltà in Italia non è più riconosciuto, ma da un punto di vista etimologico la parola si riferisce ai migliori.

Il galateo della natura diventa così un concetto molto più ampio, aperto a tutti coloro che in potenza possono essere i migliori, non più con lo scopo di differenziarsi da un popolo poco colto e decisamente non raffinato, ma il cui obiettivo è quello di costruire un futuro per tutti gli abitanti della Terra.

Non serve più quindi un N.H. di fianco al nome per cambiare la società, ognuno è artefice del proprio destino, giusto per citare un Appio Claudio Cieco.

Esattamente come l’eco di tutte le madri rituona dicendo di mettere giù il gomito o di masticare a bocca chiusa, così la voce della Signora Madre, Madre Natura, si sgola chiedendo di chiudere il rubinetto e fare la raccolta differenziata. Ci sono un’infinità di piccoli gesti quotidiani, ognuno che potrebbe davvero fare la differenza.

Che sia bon ton, e quindi francese, o taarof, ossia il galateo iraniano, l’etichetta ha valore universale, esattamente come dovrebbero diffondersi le regole di buona educazione ambientale, non fermandosi ad una semplice macchia di leopardo, ma creando una pelliccia unica.

Le norme della buona educazione sono in vigore ufficialmente dal 150  d.C., quando Clemente Alessandrino propose nel suo pedagogo le regole per vestirsi, stare a tavola e addirittura come usare i profumi: questo significa poco meno di 1900 anni. Secondo recenti studi all’odierna popolazione non rimangono così tanti decenni per iniziare davvero ad agire per salvare il nostro pianeta: è quindi ora di alzarsi dalla sedia (donne, aspettate rigorosamente che un galantuomo vi aiuti) e sporcarsi le mani (i guanti di seta sono, ovviamente, concessi) per vedere il cambiamento che tutti stiamo aspettando e protestando per avere. Ma forse è il momento di ridurre le manifestazioni e passare all’azione.

Del resto non abbiamo un plan(et) B.

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