• venerdì , 19 Aprile 2019

Progresso, istruzioni per l’uso

di Giovanni Ricci

Immortalità, genetica e nuove scoperte inverosimili. Anzi, letteralmente inconcepibili fino a pochi anni fa. Dal punto di vista di un millennial è difficile comprendere la velocità del progresso e tali novità. Lo stesso senso etico è in continuo mutamento a causa di confronti tra realtà differenti e culture eterogenee. Gli anni della formazione personale quindi, che essa sia morale, spirituale, culturale, sono determinanti nel definire una propria spiccata identità.

Nel Medioevo, era la fonte dell’eterna giovinezza, oggi, le celle criogeniche. L’uomo ha sempre interpretato l’ attaccamento alla vita e la paura per la morte con un senso di eternità: chi non ha fede in una vita ultraterrena ha tradotto, alcune volte, il medesimo bisogno di prolungare l’esistenza materiale, in un periodo indefinito, indeterminato. La sofferenza, le guerre, le malattie sono sempre una testimonianza esemplare della fragilità dell’essere umano e molto spesso da alcuni ciò non è accettato.

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Le nuove scoperte portano a pensare ad un ipotetico futuro in cui l’uomo potrà essere mantenuto in vita a lungo grazie alle basse temperature, in cui potrà essere immortale grazie alla sostituzione dei tessuti organici del proprio corpo e alla scoperta del fattore responsabile dell’invecchiamento delle cellule. L’uomo, pur nella sua fragilità, potrebbe giungere a sconfiggere la morte e finalmente garantirsi una vita quieta all’insegna della felicità. Ma purtroppo sotto quest’esasperazione traspare anche un senso materialistico ed egoistico volto al proprio benessere, che non trae supporto da quella costante denuncia lanciata da un miliardo di uomini sulla Terra che vivono in povertà e in condizioni inique. La ricerca lavora inequivocabilmente a favore del progresso, ma come spesso la storia del nostro genere afferma, non sempre esso corrisponde ad un beneficio. Per questo ogniqualvolta si apra un  orizzonte nuovo si devono prendere le dovute precauzioni. Enrico Fermi scoprì l’energia sprigionata dalle reazioni nucleari e nonostante egli credesse fermamente nella grandissima risorsa energetica trovata, consegnò agli Stati Uniti la più grande risorsa bellica esistente.

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A prescindere da ciò, si dovrebbe pensare al senso di una vita completa e grande. La storia ci consegna figure di giovani che nella loro sì breve esistenza hanno lasciato un segno indelebile e realmente eterno. A cominciare da Alessandro Magno, Leopardi, Domenico Savio e tanti altri uomini politici, filosofi, santi che grazie al proprio attaccamento alla vita e agli altri, tramite al loro operato costante e instancabile, hanno saputo valorizzare un dono che alcuni considerano come tale solo qualora venga intaccato.

Se invece la vita non fosse solo prolugata ma radicalmente modificata, come i nuovi orizzonti della genetica si propongono di fare, non si può essere estasiati ma intimoriti. Da quando la clonazione della pecora Dolly in U.K ha avuto luogo è risultata evidente la sottile linea biologica che distingue l’embrione umano da quello degli altri animali. Infatti è solo del 2018 la notizia di due macachi geneticamente modificati nati in Cina con la stessa tecnica di Dolly. È ormai evidente che l’uomo possieda la facoltà di influire in tal modo sul D.N.A del suo prossimo, ed è altrettanto controverso il parallelismo presente tra la prevenzione delle malattie genetiche e la libertà del nascituro. Si deve solo sperare che la strumentalizzazione  di una tale risorsa non appaia mai come una minaccia incombente sulla libertà dell’uomo.

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Essenziale è quindi la dignità umana che non deve mai essere violata a fronte del progresso. Un desiderio che è sicuramente utopico e visionario, ma purtroppo, fortemente essenziale per il bene comune e per la convivenza tra uomini. Da sempre gli antichi ci hanno lasciato un esempio e un suggerimento da seguire e nulla, mai, è così nuovo da non poter essere affrontato da una preparazione fornitaci dal tempo e dalla storia.

L’uomo rimane debole, forse queste scoperte lo fortificherebbero in parte, ma è pur sempre il più perfetto degli imperfetti. La torre di Babele è crollata. Icaro è precipitato: manteniamo quindi una nostra consapevolezza di noi stessi, senza attribuirci alcuni diritti che non ci sono ancora perfettamente noti nelle conseguenze cui porterebbero.

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