• martedì , 22 Settembre 2020

Black mirror: i confini tra realtà e digitale

Dare voce a un dialogo tra un mondo digitale e uno reale, in una società in cui gli sviluppi e le innovazioni tecnologiche sono sempre più diffuse, sta diventando difficile, in quanto è complicato separare la realtà effettiva dal virtuale.

Black Mirror, di Charlie Broocker, raccontato da Fabio Chiusi al Salone del Libro con il suo racconto “Io non sono qui”, presenta lo specchio oscuro di un monitor spento in cui si riflette il vuoto, il buio, l’abisso che inghiotte. Nello schermo nero si riflette una società intera, in cui l’uomo non è più padrone delle sue scelte, ma è oggetto di centinaia di esperimenti necessari per la creazione del codice che libera l’essere umano dal peso di scegliere, dal proprio libero arbitrio: un algoritmo all’interno di ogni azione, in grado di condizionare ogni elemento della vita, partendo da chi frequentare, cosa leggere, cosa è opportuno dire…

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Il libro mostra la vacuità, la vuotezza dei dei nostri desideri e l’incapacità dell’uomo di ribellarsi, evidenziando come spesso una vita da sottomessi sia talmente facile che quasi sembra impossibile desiderare davvero qualcos’altro.

Si tratta di una satira nei confronti presente e dell’uso, spesso spropositato, che si fa della tecnologia, ambientata in un mondo non alieno ma molto simile alla nostra società attuale.

La difficoltà consiste nel capire l’inganno dietro le promesse di un mondo che vorrebbe far credere di aver costruito tutto per l’uomo, a misura di ogni singolo individuo, tanto da soddisfare ogni suo desiderio. Quando la tecnologia viene messa da parte, gli oggetti tornano ad essere semplici cose, non più il mondo in cui si è stati risucchiati, ma cornici di plastica e di metallo che contornano un monitor spento: uno specchio senza riflesso.

In questo libro, lo scrittore tenta di spiegare chi siamo e in che mondo stiamo cambiando a livello di comunità sotto l’influenza dell’evoluzione tecnologica, ma soprattutto come il progetto fatto di schermi che vuole sempre la nostra attenzione possa trasformare il futuro dell’uomo in una prigione.

Chiusi pone al centro della sua analisi i confini tra virtuale e reale, in un mondo in cui spesso non sono molto netti; tra algoritmi e sentimenti che si sovrappongono tra loro, l’uomo si ritrova confuso ad affrontare una realtà mai vista prima.

“La nostra anima è stata inghiottita da uno schermo che all’apparenza si rivela come un mondo, però vano”. Questa la frase con cui l’autore termina la conferenza e sulla quale è importante riflettere, per arrivare a comprendere come la fantasia possa essere l’unica fonte di salvezza, l’unico antidoto per uscire da questa realtà digitale.

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