• martedì , 28 Settembre 2021

Una storia grossomodo d’amore

Un gruppo di giovani bibliofili che nel tempo libero si dedica all’alcool, l’ossessiva ricerca di un libro unpolitically correct riguardante Mussolini e che sembra non esistere, curiose e bizzarre coincidenze.

Questi gli ingredienti principali dell’ultimo romanzo di Mario Baudino, “Il violino di Mussolini”, presentato al Salone del Libro dallo stesso autore e dal professor Giorgio Ficara, collega e amico di di vecchia data dello scrittore.

Dopo “Lo sguardo della farfalla”, il libro è la seconda puntata sulla giovane comitiva che ha l’arcaico rituale di ritrovarsi a bere del Barolo Chinato in un’antiquata cartolibreria di un paesino a metà strada tra Nizza e Torino. Così come i cavalieri di Re Artù, questi bibliofili vivono in balia della noia, nella speranza che capiti un’avventura.

Un giorno incontrano una bella signora alla ricerca di un libro edito nel ’46 che potrebbe non esistere: in questo libro Mussolini sembrerebbe essere morto in maniera tragicomica, trivellato cioè di colpi mentre suonava il violino alla sua bambina in fasce (così come Nerone suonava l’arpa durante l’incendio di Roma).

Al contrario di ciò che il titolo lascia intendere, non è un romanzo storico ma è ambientato nel presente, non è un romanzo puramente narrativo in quanto rischierebbe di contenere solo sé stesso ma la narrazione è dispersiva, ricca di riflessioni sparse (atto di quello che è stato un tempo la letteratura), nonostante la forma lieve non è puro entertainment, in quanto Baudino non ha mai smesso di pensare.

Insomma, questo libro è molte cose ma, come afferma l’italianista Ficara, il tono principale dell’autore è quello dell’ironia, un’attesa diversa rispetto alla profondità critica, un’intenzione romantica di freno.

Uscendo spesso dalla narrazione, Baudino si diverte credendoci e non credendoci; molto spesso tra le righe cerca di dare una lezioncina di come dovrebbe essere la letteratura oggi: non pretende di risolvere l’odierno problema dei romanzi-tutti-uguali ma, con la sua arma che è l’ironia, quanto meno “ci sta dentro”.

Savinio diceva che l’ironia è l’ingrediente principale dell’umanità e della dolcezza, poiché senza siamo meno inclini ad esse. Ecco, questo è l’esatto contrario di cosa e di come scrive Mauro Baudino: la sua intenzione è stata infatti quella di scrivere un libro comico intercettando delle cose che accadono in modo del tutto inaspettato. Il presente è lì e non gli puoi sfuggire.

Il libro è popolato dai classici e particolari personaggi della commedia: il generale pavido, l’alpino curioso, Verdesca (che in ligure sta a significare uno squalo non tanto buono) che, vendendo reliquie false, incarna un cattivo che fa ridere (un cattivo non tanto buono, per l’appunto), la giornalista avida di notizie e così via fino ad arrivare alla voce narrante, la spalla del capogruppo di indole piuttosto carismatica: affezionarsi ai personaggi non è difficile.

Come afferma lo scrittore “L’ironia guarda a specchio la stupidità”: per lui, infatti, la vera sfida è stata rendere credibile il bizzarro. Ogni personaggio ha la propria stranezza, ma sono tutti uniti dall’amore per i libri.

Il violino di Mussolini” è inoltre un incoativo romanzo d’amore in quanto un personaggio misterioso e affascinante di nome (non a caso) Beatrice diventerà la stella polare intorno alla quale si intrecceranno i discorsi dei protagonisti.

Il finale riserverà però una sfumatura vagamente malinconica: attraverso mille peripezie, i nostri giovani riusciranno a trovare il fantomatico libro e il presunto violino di Mussolini, ma la storia rimarrà in sospeso in quanto al lettore verrà posta la domanda: “Saranno veri o saranno falsi? E noi come possiamo diventare veri?”.

Mussolini e il suo violino

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