• sabato , 20 Luglio 2019

Siamo squali

“Siamo squali”. Così inizia la conferenza Giacomo Mazzariol, uno scrittore emergente che presenta il suo secondo libro chiamato appunto Gli squali che racconta di Max, un ragazzo veneto che frequenta l’ultimo anno di liceo.  Uno come tanti, bravo con i computer. Filippo, Andrea, Beatrice e Anna sono i suoi amici più fidati: con loro ha condiviso ogni istante di vita dall’asilo e con loro ha progettato di trascorrere i mesi che precedono l’inizio dell’università. Ma un semplice algoritmo, creato nella sua cameretta da figlio unico, gli stravolge in un attimo l’esistenza: invece che a sentire concerti in giro per l’Europa si ritrova a Roma a lavorare in un incubatore di start-up. Questo è l’emblema della società odierna, il rovescio della medaglia del sogno americano, l’uomo si trova in una solitudine filosofica, accecato dai bagliori del successo ma intento a portarsi nel cuore il rimpianto di un’infanzia, più somigliante ad un concetto astratto che a un qualcosa di vissuto. Siamo così inconsciamente protagonisti della nostra rovina come della nostra salvezza.

Copertina del libro Gli squali di Giacomo Mazzariol

Siamo squali, siamo predatori ma ci sarà sempre qualcuno che dirà che tu sei una preda, una sardina. L’autore invece ribadisce che siamo realmente squali come afferma Piero Angela: gli squali si sanno muovere tra le correnti e così facciamo anche noi nelle situazioni quotidiane più difficili della nostra vita. Max infatti vive per soddisfare le aspettative che la società gli impone, ma capendo successivamente che le aspettative non sono legate direttamente a noi e che si possono tradire.

L’autore ha deciso di scrivere questa storia ispirandosi alla purezza vista nel volto delle persone e ad alcuni romanzi di formazioni come “American Graffiti” . L’età dei 19 anni è stata per lo scrittore il raggiungimento di una maturità e il tempo delle scelte per il futuro, che il protagonista nel corso del romanzo dovrà compiere.

E’ una storia positiva che fa riflettere e che Giacomo voleva urlare al mondo.

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