• giovedì , 18 Luglio 2019

Freakonomics: l’economia dei pazzi

Nella lingua dei classicisti la parola “economia” non può che essere l’associazione di “beni di famiglia” (oikos) e “norma” (nomos), e quindi indicare tutte le leggi che servono a gestire un patrimonio, ma d’altronde tutti tendono ad associare il sistema economico prevalentemente ad una variabile: il vile denaro.

E’ invece fondamentale ricordare che questa scienza si divide in due branche fondamentali: la macro e microeconomia.

Mentre la prima si occupa di reddito, consumi, investimenti, … il secondo ramo prende in considerazione le scelte personali dell’individuo per poi studiarne le conseguenze che hanno sul mercato globale; ma il risultato è molto più interessante di quello che può sembrare, anzi si potrebbe quasi definire comico.

Ed è proprio con il termine “comico” che è stato descritto il libro dei libri per quanto riguarda la microeconomia; elaborato dall’economista dell’ Università di Chicago, Steven Levitt, e dal giornalista del The New York Times, Stephen J. Dubner, Freakonimcs è il titolo della loro opera, ma la compilation non finisce qui: è infatti stato pubblicato un secondo libro, Superfreakonomics (vivendo nel mondo globalizzato di oggi non mi sento in dovere di tradurre anche questo titolo) e a seguire altri due libri della serie.

Ciò che spiazza davvero quando si parla di microeconomia è il fatto che essa esamini i più svariati fenomeni e riesca poi a riconnetterli all’economia come la si intende nel parlare quotidiano. Questa disciplina porta a rispondere ad interrogativi che spesso non si immaginerebbe neanche di pensare, dal contorto dilemma dell’altruismo degli egoisti a soluzioni per i problemi più attuali.

Grazie agli studi dell’economia dei pazzi si è infatti scoperto una nuova tattica per combattere il terribile nemico del XXI secolo: il riscaldamento globale. Nonostante l’espediente proposto sia stato molto criticato perchè tende a sminuire la difficoltà, ciò che gli studiosi hanno realizzato, se davvero applicabile come soluzione, aveva proprio l’obiettivo di trasformare uno dei più grandi dilemmi in un semplice eufemismo.

Si tratta di una risoluzione che apparentemente sembrerebbe alquanto contorta: il problema si concluderebbe con l’immissione di SO2 nell’intero pianeta, riuscendo così a creare uno scudo contro le radiazioni solari. La via per arrivare alla soluzione trova parecchie tappe, tra cui una delle fondamentali è stata l’eruzione del vulcano Pinatubo nel 1991 e grazie agli studi successivi all’evento si è riscontrato un abbassamento delle temperature e si è quindi stati in grado di collegare il fatto al possibile risolvimento.

Se quindi ci si attiene alla definizione più classica di economia, ossia il modo di operare volto a ottenere il massimo vantaggio con il minimo dispendio di energie e di risorse, si può senza alcun dubbio affermare che la microeconomia, applicando l’esatta determinazione potrebbe essere in grado di risolvere il riscaldamento globale; è forse quindi da considerarsi l’economia dei pazzi o dei geni? Tutti sanno che in ogni genio si cela un pizzico di pazzia.

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