• giovedì , 18 Luglio 2019

L’arte di Perdere

Perdere, dal latino per + dare, implica un cambiamento necessario.

Elizabeth Bishop esprime così la sua perdita, con una poesia:

L’arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano pervase dall’intenzione
di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.
Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento
delle chiavi perdute, dell’ora sprecata.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.
Pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta:
luoghi, e nomi, e destinazioni verso cui volevi viaggiare.
Nessuna di queste cose causerà disastri.
Ho perduto l’orologio di mia madre.
E guarda! L’ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.
Ho perso due città, proprio graziose.
E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è stato un disastro.
Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato). Questa è la prova. È evidente,
l’arte di perdere non è difficile da imparare,
benché possa sembrare un vero (scrivilo!) disastro.

La poetessa parla della perdita come qualcosa che si impara; il suo viaggio inizia con piccoli oggetti, lo attraversa con apparente leggerezza parlando di cose materiali, non necessarie. Perde delle case, dei fiumi, un continente, perde un amore, un amante. Riempie la poesia di pensieri, non ha più potere. Dietro quest’apparente leggerezza nasconde la straziante condanna.

Sconfitta, fallimento, necessità, impotenza, rassegnazione, sono solo alcuni dei numerosi sinonimi di Perdita, solo alcune delle tante sfaccettature di una realtà che coglie sempre impreparati. La perdita di un oggetto prezioso, di una persona cara, di un amico, di un amore, di se stessi, la perdita di fiducia, di speranza, di memoria, d’onore, la perdita della retta via, della giustizia e poi la peggiore, la perdita del ricordo.

L’unica cosa che ancora ci lega a ciò che abbiamo perso. Tolto quello non resta nulla, solo pomeriggi, luoghi, e canzoni che non avranno mai più quel sapore. E’ la perdita più atroce perché ti toglie tutto, ma tu non saprai mai cosa sia quel buco dentro di te, né come riempirlo, perché non si può. Sapere cosa si è perso indica che ciò non sia veramente perduto, ma sopravviva nella memoria, per dimenticare bisogna ricordarsi ciò che si deve dimenticare.

La perdita è sempre vista come negativa, ed è vero, non si può tornare indietro, però bisogna vederla da un’altra prospettiva. La perdita indica un punto di stop, un bivio: lasciarsi andare ad una vita di dolore, oppure reagire e trasformare il dolore in qualcosa di nuovo. Effettivamente le migliori canzoni, i migliori libri e le migliori opere d’arte solo la conseguenza della perdita e del dolore. In questi casi dal male è nata una bellezza, una nuova occasione per chi resta.   

La grandezza della perdita non si misura dal dolore, ma dalla forza che si mette per andare avanti, e “benché possa sembrare un vero disastro” e nonostante un pezzo di noi resterà sempre con coloro che abbiamo perso nel cammino, domani ci alzeremo con un nuovo motivo per lottare e vincere. Senza la perdita non esisterebbe vittoria, è questo che rende una tanto atroce e l’altra tanto soddisfacente, sono le due facce della stessa medaglia.

Ogni perdita è una sfida, sta a ciascuno decidere chi deve vincere.

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