• mercoledì , 21 Agosto 2019

Come perdersi in un bicchiere d’acqua

di Mario Grosso

Uno dei quesiti più intriganti che hanno da sempre influenzato la vita del genere umano è certamente la distinzione tra bene e male, giusto e sbagliato, lecito e illecito. Fin dall’avvento dei primi scrupoli religiosi, se non addirittura da prima, ci si è infatti sempre chiesti quali tra le varie e numerose azioni che ogni giorno vengono compiute possano essere realmente ritenute degne di essere state eseguite.

Perfino ai giorni nostri, nel periodo in cui l’umanità ha raggiunto il suo massimo degrado e quantità di egoismo che, secondo molti, non sono mai stati a livelli così allarmanti, ogni uomo degno di essere ritenuto tale si interroga sulla giustizia o meno delle azioni da lui compiute nell’arco della giornata. Dopotutto, se ciò non fosse, gli omicidi, i furti e qualsiasi altro atto criminale sarebbero all’ordine del giorno e considerati normali, o più semplicemente le parole “mi dispiace”, “ho sbagliato” e “scusa” sarebbero ormai eliminate dai vari dizionari.

Appurato dunque che la differenza tra bene e male è un tema che non è passato di moda, ora tocca appunto distinguere tra cosa è bene e cosa è male.

Probabilmente non c’è una vera risposta a questa domanda, o addirittura non ce n’è una sola. Tuttavia il senso comune induce a ritenere banalmente il bene come quel qualcosa che fa dormire sonni tranquilli e il male come quel qualcosa che fa sentire in colpa finché non si chiede scusa. Da ciò, a rigor di logica, si può dunque dedurre senza troppe difficoltà che la differenza tra bene e male si può individuare nella capacità di ogni essere umano di vivere in maniera serena senza ogni qual tipo di senso di colpa dato dalle azioni attuate dallo stesso.

Seguendo questa teoria, se non si ha alcun senso di colpa vuol dire che l’azione compiuta deve essere buona, e invece se si ha un qualche tipo di senso di colpa vuol dire che l’azione è cattiva. Già qui tuttavia si riscontrano le prime perplessità: dato che historia magistra vitae, ognuno è consapevole delle atrocità delle guerre mondiali o di qualsiasi altro conflitto noto. Non è possibile dunque che, ad esempio, i nazisti riuscissero a svolgere tutte le atrocità da loro commesse senza senso di colpa, perché il tutto era deplorevole e condannato dalla comunità mondiale.

Riscontrato di fatto che porre come differenza tra bene e male il solo senso di colpa non basta, la logica induce a credere che si debba aggiungere alla definizione la verifica di un giovamento o danneggiamento ricevuto da parte di colui che riceve l’azione. Banalizzando si deve verificare se un eventuale “complemento oggetto” di un’ipotetica azione tragga qualcosa di positivo, in caso di azione buona, o di negativo, in caso di azione cattiva. Seguendo questa teoria però allora non dovrebbero esistere azioni negative, dato che anche da quelle più turpi si potrebbe originare il bene, come le missioni umanitarie varie, e a moltissime persone sarebbe stato negato di diventare chi sono diventate: a questo proposito si pensi ai vari santi, che in situazioni di disagio sociale hanno saputo dare il meglio di sé, cosa che non avrebbero potuto fare se non ci fosse stata la situazione negativa di fondo.

Seguendo la logica non dovrebbero esserci azioni negative di alcun genere, perché se solo l’uomo lo volesse potrebbe avere sempre il pollice verde, e far crescere rigogliose piante ricche di frutti grazie al concime che si trova tutt’attorno, e per fortuna ci sono uomini che non hanno solo il pollice verde, ma l’intera mano.

E dunque ci si ritrova punto e a capo. L’uomo si interroga sempre sulla differenza tra bene e male, e non ha ancora trovato una vera risposta. Magari non c’è nemmeno. O forse è nel passato, quando l’uomo si è posto per la prima volta questa domanda dubitando sul suo operato. Può essere che sia solo una questione di certezze, o addirittura prospettiva, di visioni positive o negative.

Nessuno può dare una risposta, ma può darsi che la differenza tra bene e male sia solo una questione di punti di vista: il bicchiere, mezzo vuoto o mezzo pieno che sia, resta sempre un bicchiere pieno al 50% di acqua.

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