• mercoledì , 2 Dicembre 2020

Il falso demone dell’ozio

di Alessandro Protopapa

Holyday, vacancy, vacances, vacanze: il periodo più atteso da chiunque poiché foriero di riposo e relax, necessario a recuperare le energie spese durante l’anno, al lavoro o a scuola. Spesso quando si pensa alla “vacanza”, ci si immagina sdraiati in riva al mare, bevendo un cocktail e oziando totalmente. Nulla è più appagante di quest’ultima cosa dopo lunghe fatiche.

Eppure se si pensa come la società moderna e contemporanea disegna l’arte del dolce far niente ci deprimiamo subito; infatti bisogna essere sempre operativi, produttivi, reperibili, connessi e multitasking, senza sosta e senza pause. Tutto ciò ha origine dalla mentalità cristiana, in particolare puritana e calvinista, secondo la quale “il lavoro e la fatica avvicinano a Dio e alla salvezza eterna” e il piacere, il tempo libero, l’otium sono uno spreco di tempo (ricordiamo che proprio per questi motivi a Londra tra il XVI e il XVII secolo furono persino chiusi i teatri e la musica, come ogni attività ludica, era vietata). La cultura dell’operosità sfrenata, e quasi senza interruzione, rimane ancora oggi in molti paesi occidentali anche se da un punto di vista laico; infatti il dipendente deve essere sempre attivo, controllato, controllabile dal datore di lavoro. Il motivo per cui la vita sta diventando sempre più stressante e frenetica è anche dovuto a questi fattori: niente riposo e niente relax.

Ma questo “otium” che cos’è? Da dove deriva? Senza ombra di dubbio legato al mondo latino, varie sono le concezioni di alcuni autori classici in merito a questa “attività”. Cicerone infatti lo interpreta come un momento contrapposto al “negotium”; ossia un periodo lontano dagli affari economici o dalla vita pubblica e in cui ci si dedica al riposo, alla cura di sé e alla coltivazione della propria saggezza. Secondo Orazio invece l’ozio è l’unica via che conduce alla felicità, poiché allontana dalle ambizioni in quanto foriere di affanni e preoccupazioni. Seneca afferma che si possa servire lo Stato anche nei periodi di inattività, dal momento che questa allontana dalle faccende quotidiane e di conseguenza permette di riflettere, portando dunque un valore aggiunto alla società.

Non è dunque sbagliato pensare che le nostre vacanze dovrebbero avere una natura simile a quella dell’otium; infatti durante le ferie sono in molti a porsi in viaggio verso posti nuovi, mete sconosciute e città d’arte anche per arricchirsi culturalmente e spiritualmente; altri riescono a dedicare finalmente il giusto tempo alle loro passioni (musica, lettura, sport, ecc…) e a coltivare le loro amicizie o costruirne delle nuove. In breve, in qualunque modo lecito e sensato ognuno immagini di spendere la propria vacanza, essa sarà di certo un valore aggiunto almeno per quanto riguarda ciascuno.

Se così non sarà, quanto meno che il singolo riacquisti le energie spese al lavoro o durante lo studio per poi affrontare al meglio l’anno che verrà: la mente non rende se il corpo è stanco, il corpo non rende se la mente è esausta. Nulla di più vero, “mens sana in corpore sano”.

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