• venerdì , 23 Ottobre 2020

“Devadasi”, da ballerine a prostitute bambine

Devadasi è una  parola composta che, in sanscrito, significa letteralmente “schiava di dio“. Viene usato come appellativo per giovani fanciulle che vengono “dedicate” al piacere e al divertimento di una divinità per tutta la vita (non è infatti consentito loro sposarsi).

Il sistema devadasi ha origine da un culto Indù molto antico legato soprattutto a riti propiziatori della fertilità e della prosperità ed è ancora praticato in alcuni stati del sud dell’India.

All’aspetto religioso era legato quello sessuale: le devadasi (chiamate anche “prostitute sacre”) erano parte della prostituzione religiosa praticata in India fin dal 3° sec. d.C.

In una cultura come quella indiana fortemente patriarcale dove il femminicidio è ancora una piaga enorme, chi è meno istruito e più disperato vede in questa pratica una via di salvezza.

Inizialmente le devadasi  erano al servizio di re mecenati, sacerdoti e templi. Nel corso del Novecento alcune riforme legislative coloniali hanno eliminato il loro prestigio sociale, economico e spirituale. Infine la legge le ha messe al bando.

Nel 1988 il governo di Delhi ha dichiarato illegale il sistema delle devadasi in tutta l’India, ma, anche se proibito, esso continua a essere praticato clandestinamente negli stati del sud.

Oggi le devadasi fanno parte delle reti di sfruttamento sessuale che colpiscono le famiglie più indigenti delle caste più basse.

 In aiuto di queste donne e contro questo fenomeno c’è WeWorld, un’associazione italiana che da più di 20 anni è impegnata nella difese di donne e minori nel mondo.

Le donne hanno trovato salvezza nel lavoro in una lavanderia, chiamata SwiftWash, che fa parte di un progetto portato avanti grazie all’associazione.

“La mia vita è stata rovinata, ma oggi le cose vanno bene. Ho un lavoro, so che posso affrontare tutto ciò che accadrà” ha affermato la giovane Laxmi.

“Lavoriamo con la polizia” racconta Arun Pandey  della ong Arz, partner dell’associazione italiana WeWorld “nei centri di riabilitazione, con i figli e con i familiari, che devono abituarsi ad un nuovo tenore di vita. La parte più difficile? Aiutare le devadasi a superare il loro senso di colpa, farle sentire orgogliose di se stesse”.

UNA STORIA DI VITA VISSUTA

“Ora sono una donna diversa da come mi volevano” ha affermato Bhimvva, ragazza indiana, quando ha vinto un premio nazionale per il suo lavoro nella lavanderia.

Sembra un’occupazione così umile eppure per questa sedicenne è stata un’ancora di salvezza. 

“Avevo 14 anni” racconta “e non avevo mai ricevuto tanti vestiti e gioielli. Di colpo mi trovavo al centro dell’attenzione, in una festa. Era molto bello.

Per un mese non è successo nulla. Poi un giorno mi hanno portata in una stanza. Era buia. C’era un uomo dentro, molto più grande di me. La porta è stata chiusa, con un lucchetto.”

Si ferma. Fa un lungo respiro. Poi riprende: “Vivevo al villaggio, con mia nonna, studiavo ed ero felice. Mia madre un giorno mi chiamò dicendomi di raggiungerla subito perché  si era fatta male. Io non volevo, c’erano gli esami a scuola. Lei insisteva. Quando arrivai vidi che stava bene.  Era un trucco per costringermi a diventare una devadasi, una prostituta sacra. Inoltre aveva un grosso debito da pagare. Mi disse: “Tuo padre beve, non ci sono soldi, perché non vuoi aiutare la tua famiglia? Sei la maggiore. È compito tuo.

Nonostante ciò continuava a riempirmi di vestiti, mi portava dal parrucchiere. Mi sono arresa, mi sono detta: meglio io che mia sorella. 

Le mie speranze però sono risultate vane perchè anche lei è stata “dedicata”. Oggi è un’alcolizzata, distrutta dentro. L’unico modo che ha per affrontare il suo dolore è la bottiglia”. 

Il CAMBIAMENTO

Questo sistema mano a mano è mutato, sostenuto ancora da fattori quali religione, tradizione (desiderio di placare l’ira degli dei), povertà, arretratezza, superstizione. E’ diventato una pratica alimentata dalle famiglie delle caste più povere: con il pretesto di continuare a mantenere viva la tradizione, genitori e nonne decidono che le loro figlie diventeranno devadasi quando sono ancora piccole. Il voto e la cerimonia avviene in segreto al raggiungimento della pubertà. Le fanciulle non intuiscono cosa le aspetta fino al momento in cui la loro verginità viene venduta ad un uomo del luogo di una casta alta o ad un parente. Il commercio dei corpi delle bambine viene giustificato dal “dovere verso la divinità“.

Ecco come da una normale pratica religiosa migliaia di ballerine bambine sono diventate prostitute, ma ora da ancelle sono finalmente libere.

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