• sabato , 7 Dicembre 2019

1969-2019: alla scoperta dell’universo dentro l’uomo

di Federica Rolle

La conquista della Luna da parte dell’uomo, di cui ricorre il cinquantennio celebrato ovunque nel mondo, ha rappresentato certamente l’affermazione del primato degli Stati Uniti nell’eterna competizione con l’Unione Sovietica ai tempi della Guerra Fredda e il trionfo scientifico della tecnologia americana.

Ma la vera sfida non è da vedere sul terreno politico né in campo scientifico: ad entrare in gioco fu e continua ad essere l’essenza stessa dell’uomo, la sua natura più intima e profonda. L’uomo è da sempre affascinato e tormentato dal desiderio che avverte come necessità ineluttabile di esplorare spazi sconosciuti, espandersi verso l’infinito, conquistare nuove mete considerate inarrivabili.

Come Ulisse nella sua eterna peregrinazione, così l’uomo tecnologico, nell’ammirare la terra dal suolo lunare, entra nelle profondità della propria mente e della propria anima.

Lo spettatore che dalla Terra guarda in televisione il navigatore dei cieli travalicare ogni limite umano precedente s’immedesima completamente in quell’esploratore dello spazio, tanto che l’umanità diviene, in quel gesto e in quell’attimo, una sola.

La ricerca dell’ignoto può avere costi anche altissimi ma è irrefrenabile, un impulso irresistibile dell’animo umano.

Se ci immedesimiamo nell’astronauta che affronta i rischi tremendi del lancio nello spazio e dell’orbita lunare, dove il minimo errore può costare la vita, non si può non provare ammirazione: c’è sempre qualcuno pronto a farsi avanti per andare oltre il limite, e non importa se sia individualmente spinto dal desiderio di fama, di successo o anche di denaro, perché la dimensione individuale cede al significato universale della sua impresa.

E colui che si lancia per trecentomila chilometri oltre l’atmosfera terrestre porta con sé un poco di ciascuno di noi, fino ad autorizzarci ad affermare che il vero viaggio si compie dentro l’uomo.

I limiti esistono solo per le leggi della fisica; non c’è confine che l’animo umano conosca, né pianeti né galassie, che l’uomo non possa superare, spinto da quel brivido d’infinito che è parte inseparabile di lui, che anela per natura alla necessità di ricongiungersi all’infinito.

Il limite esiste solo come punto che deve essere superato: oggi, a cinquant’anni dal contatto con il suolo della Luna, l’uomo guarda a Marte, che vuole raggiungere al più presto e questo non rappresenta il confine di un orizzonte ma solo un nuovo punto di partenza.

Viaggiare oltre i mondi, che insistiamo nel declinare al plurale, alla continua, irresistibile ricerca dell’alieno, per scoprire poi di ritrovarci faccia a faccia con noi stessi.

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