• mercoledì , 21 Agosto 2019

Il fenomeno mafia

di Carlo Ponti

Il 28 Novembre 2013 usciva in tutte le sale cinematografiche d’Italia “La Mafia uccide solo d’estate” di Pif che ha lasciato un segno negli spettatori raccontando la storia di un bambino che nasce in una società impregnata di illegalità. Per qualche mese si è discusso di quanto la Mafia fosse ancora attiva nel territorio siciliano. Da quel 28 Novembre 2013 sono morte 33 persone per mano delle associazioni criminali. 

Inoltre lo scorso anno la DIA ( Direzione Investigativa Anti-Mafia) ha pubblicato un dossier di oltre 500 pagine in cui vengono identificati i numeri e i metodi per attirare la gioventù meridionale nel violento braccio della criminalità organizzata. Sempre secondo le autorità i ragazzi vengono impiegati come spacciatori ma anche come forza-lavoro vera e propria, senza contare  l’espansione del bacino di clientela che generano. Addirittura nel dossier i giovani arruolati sono stati definiti come “una risorsa militare di scorta per le organizzazioni criminali”. Il motivo principale per cui ragazzini con la possibilità di studiare decidono di lasciare la scuola per dedicarsi alla vita di strada è uno soltanto: il desiderio di potere, un potere non necessariamente sicuro, ma che potrebbe arrivare in una parte d’Italia in cui l’istruzione non sembra dare alcuna prospettiva di carriera futura. In una zona in cui la Mafia ha da sempre governato e imposto la propria volontà le nuove menti crescono con l’idea che quella sia la massima espressione di potere.

Un altro fattore fondamentale che permette alle organizzazioni criminali di governare nel territorio nostrano è il fenomeno di omertà ovvero “l’usanza anche conosciuta come legge del silenzio per cui una persona deve mantenere il segreto sull’autore di un crimine affinché quest’ultimo non riceva la vendetta dalla vittima o dalla famiglia”. Il silenzio, sia esso dettato dall’interesse personale o dalla paura, diventa crimine vero e proprio. Solo negli anni ‘70 si inizia a rompere l’omertà grazie a Leonardo Vitale, ucciso poi nel 1984 con due colpi di lupara. Successivamente fu il più celebre Tommaso Buscetta che con le parole “Il mio nome è Tommasino” diede un notevole contributo all’arresto di centinaia di uomini di Mafia durante il maxi-processo guidato da Falcone e Borsellino. Proprio quest’ultimo disse : “Parlate della Mafia. Parlatene alla radio, in televisione sui giornali. Però parlatene”. Proprio lui fu uno dei primi a denunciare come l’omertà, le connivenze, i silenzi sono linfa vitale della Mafia.

Se è vero che le organizzazioni criminali non si possono completamente distruggere allora bisogna fare di tutto più di limitarle. Bisogna partire dalle scuole, rivoluzionare il pensiero che i giovani hanno dell’istruzione, non vista più come un obbligo ma come un trampolino di lancio da cui raggiungere i propri sogni. Togliere i ragazzi dalla strada per privare la criminalità di un’arma e concederla alla giustizia. Ancora una volta Borsellino dimostra di essere stato un luminare con la frase: “Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.” A queste parole bisogna aggiungere però che i ragazzi devono essere guidati per comprendere l’importanza delle loro azioni.

Senza questo aiuto la Mafia non avrebbe lo stesso potere che ha ora sui territori in questione è di conseguenza ci sarebbe una possibilità, benché minima, che le persone si sentano più sicure e che non debbano più sentirsi sottomesse alle organizzazioni mafiose.

Giovanni Falcone, collega e amico di Borsellino, ucciso anch’egli dalla Mafia disse che quest’ultima è un fenomeno umano e che quindi è prima o poi destinata a morire. Non importa quanto a lungo o a quale costo, ma se vogliamo veramente vivere liberi da ogni sopruso abbiamo il dovere, in qualità di cittadini, di impegnarci a sconfiggerla.

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