• martedì , 27 Ottobre 2020

La privacy al tempo dei social

di Vittoria Dante

Fin dai primi anni  del nuovo millennio quando hanno iniziato ad apparire nel vasto pianeta dell’internet le prime piattaforme social, ha iniziato ad insinuarsi nelle persone il dubbio che tutte le forme di protezione della privacy fornite agli utenti non fossero efficienti e anzi permettessero a terzi di accedere facilmente a ciò che si pensava al sicuro, protetto da inviolabili codici di sicurezza.

Con il passare degli anni, infatti, i dubbi dei primi scettici che venivano additati come “troppo all’antica“ per sostenere un tale sviluppo tecnologico, si sono rivelati fondati e nell’arco di pochi anni si sono susseguiti numerosi casi giudiziari legati a violazioni di account e vendita di dati privati.

La gente ormai tende ad affidarsi senza troppi problemi a queste piattaforme, senza leggere tutti i termini e accettandoli velocemente. Forse per pigrizia o per smania di iniziare a condividere foto o pensieri con i propri amici (e il resto del mondo). E soprattutto senza pensare alle conseguenze.

C’è un’incauta leggerezza di fondo che contraddistingue, soprattutto i giovani ma anche gli adulti. Leggerezza che ci porta a non credere che qualcuno abbia intenzione di accedere ai nostri dati privati e, un po’ per piacere o un po’ per moda ci iscriviamo in questi siti.

Bisogna però tenere a mente che i social network e le nuove tecnologie, hanno tutti mezzi per bypassare norme e provvedimenti che, dall’altro lato, sembrano essere troppo formali e burocraticamente pesanti per essere capiti a fondo. In questo modo portano ad una sicurezza della privacy degli individui estremamente labile.

Ciò che troppo spesso si ignora è che la violazione di queste norme può portare a situazioni a dir poco tragiche. Non sono mancati, infatti, i casi di persone hackerate le cui foto private sono state diffuse causando non pochi problemi e in alcuni casi la morte del soggetto in questione.

Ad oggi ricordiamo diversi casi  nel passaggio di informazioni private derivanti da una non accurata  protezione dei dati, ultimo dei quali quello che ha visto coinvolto (non per la prima volta) il colosso Facebook.

La multinazionale americana infatti è stata sanzionata dalla Federal Trade Commission con una multa da 5 miliardi di dollari. Un’ammenda da record perché la più alta data dalla commissione americana che si occupa della salvaguardia e della protezione dei consumatori e della privacy. L’azienda è stata ritenuta colpevole di aver venduto numeri telefonici ad ulteriori aziende a fini commerciali e di aver ingannato gli utenti non disattivando il riconoscimento facciale nelle impostazioni predefinite.

Nonostante tutte le controversie che vanno generandosi negli ultimi tempi, le persone dell’ultima generazione in particolare (ma non solo), continuano a far largo uso di tutte queste piattaforme guardando solo gli aspetti positivi e non gli innumerevoli problemi e  ciò porta queste aziende a rimanere delle potenze.

Con la nuova GDPR la Commissione Europea ha cercato di rendere più omogenea e sicura la protezione dei dati personali dei cittadini residenti all’interno dell’UE. Fermo restando che la normativa é molto rigida e severa, il primo passo da fare è sensibilizzare gli utenti ad un uso più consapevole dei dispositivi informatici poiché in una società in continua e evoluzione dove ormai i social network sono “fondamentali”. Una società dove si viaggia costantemente su internet, l’unica soluzione possibile è educare i cittadini affinché siano in grado di combattere questa minaccia.

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