• martedì , 22 Ottobre 2019

La tauromachia

di Maria Saffirio

La ‘Tauromaquia’, o meglio nota come ‘corrida’ in Italia, è un cruento spettacolo sviluppatosi soprattutto in territorio spagnolo in cui il ‘torero’ dà sfoggio delle sue abilità affrontando il toro in una singolare competizione finalizzata a far sì che uno dei due soccomba, generalmente l’animale. 

Recentemente si è riacceso il controverso e sentito dibattito riguardo a questo evento per il fatto che sono scesi nell’arena di Cordoba bambini e ragazzi. Come da tempo ormai, la nazione iberica è spaccata a metà riguardo a questo argomento: da una parte ci sono i sostenitori, che si appellano alla trasmissione di una pratica così importante della tradizione spagnola e al giro d’affari dell’industria taurina che è lo 0,16% del Pil nazionale, secondo i dati riportati su ‘’La Stampa’’.

Dall’altra invece si scagliano gli abolizionisti che si riuniscono principalmente nella ‘Piattaforma Prou!’ che nel 2008 ha permesso grandi progressi nella battaglia catalana contro la tauromachia spagnola. Rimangono però problemi pratici nell’eliminazione di questo cruento spettacolo dal momento che vi è una sentenza della corte costituzionale spagnola la quale ha decretato «l’interesse culturale», impedendo di fatto, l’abolizione e togliendo la competenza alle comunità autonome. Le ragioni sostenute da questi ultimi riguardano fondamentalmente la protezione dell’animale, che a seguito di un’eventuale abrogazione aiuterebbe la Spagna ad evolversi nelle ancora arretrate leggi in difesa degli animali. Inoltre auspicano ad un cambiamento nell’immagine della nazione, il cui simbolo è anche costituito da pratiche che appaiono come maltrattamenti taurini e la cui crudeltà può inficiare una buona crescita nei bambini.

Guardando la questione da un punto di vista esterno, ovvero da quello di uno straniero, prima di dare giudizi, occorre cercare almeno un video di una corrida. Infatti sebbene le tradizioni siano una parte fondamentale nel patrimonio culturale di ciascuna nazione in quanto permettono di conoscere le proprie origini e quindi una parte di sé stessi, tuttavia la violenza e crudeltà di questo spettacolo non può che rievocare l’immaginazione dei giochi gladiatori nell’antica Roma.

Entrambe terminano con il sangue e vengono inscenate per l’appagamento di un istinto animale e pericoloso dell’uomo. Osservare ed apprezzare la sofferenza del toro che viene lentamente trafitto da ripetute ferite finché non viene finalmente ucciso solleticava gli istinti meno nobili e più primordiali nell’animo umano che anticamente servivano a formare una mentalità pronta al combattimento. Plasmava inoltre la mentalità comune alle terribili immagini di una guerra possibile se non probabile con cui il cittadino era realisticamente destinato a misurarsi. Tuttavia in una società in cui si dovrebbe tendere verso la pace a livello globale e la serena coabitazione dei popoli e vi è un’educazione al ricordo degli orrori passati tutto ciò sembra una contraddizione. 

Perciò potrebbe essere una soluzione la stilizzazione del combattimento con il toro, eliminando ad esempio l’uccisione della fiera e limitandosi ad attività a scopo ludico con l’animale, compromesso già in atto nelle isole Baleari.

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