• martedì , 22 Ottobre 2019

Chernobyl, 33 anni dopo

di Antonio Genovese

Quest’anno è uscita la serie “Chernobyl”, un progetto congiunto del canale americano HBO e inglese Sky, girata sulla base di eventi reali: l’eliminazione delle conseguenze del disastroso incidente della centrale nucleare di Chernobyl. Fin da subito la serie ha fatto molto parlare di sé, ricordando i fatti che più di 30 anni fa hanno scosso l’intero pianeta.

Il 26 aprile 1986, presso la città di Chernobyl si verificò il più grave incidente nucleare della storia, che causò successivamente un rilascio di sostanze radioattive pari a circa 400 volte la quantità rilasciata dall’esplosione della bomba atomica “Little Boy” che ha raso al suolo Hiroshima. Subito dopo il disastro migliaia di persone, mettendo anche a rischio la propria vita, hanno dato il loro prezioso contributo per liquidare e placare la piaga delle radiazioni emesse, che andava dilagando nel territorio circostante. Grazie a questi eroi, che vennero poi chiamati col nome di “Liquidatori”, è stato possibile ridurre l’effetto letale delle radiazioni, che tuttavia hanno causato la morte di centinaia di migliaia di persone, vittime direttamente o indirettamente del rilascio radioattivo.

La tragedia di Chernobyl rimane ancora oggi la più grande catastrofe provocata dall’uomo nella storia. Gli scienziati stanno osservando attentamente cosa sta accadendo nell’area più colpita dalle radiazioni, cercando di valutare gli effetti a lungo termine dell’incidente sull’ambiente. Quest’ultimo infatti ha subito maggiormente gli effetti del disastro: la pineta adiacente alla centrale elettrica ricevette una dose così elevata di radiazioni che gli alberi morirono e imbrunirono all’istante. Degli animali invece, quasi nessuno è sopravvissuto. Da allora si pensava che questa zona fosse assolutamente inadatta alla vita e sarebbe rimasta una zona morta per almeno diversi secoli poiché il decadimento delle sostanze radioattive avviene assai lentamente.

Oggi invece, passati 33 anni dall’incidente, la situazione è sorprendentemente cambiata: i ricercatori sono rimasti sorpresi nello scoprire che l’alto livello di radiazioni rimasto nella cosiddetta Foresta Rossa non abbia quasi avuto alcun effetto negativo sulla fauna selvatica di Chernobyl, anche se presenta comunque alcune mutazioni, facendoci intuire che magari la presenza dell’uomo abbia su di essa un effetto molto più negativo rispetto al disastro atomico.

Per quanto riguarda le persone, oggi il livello di radiazione intorno alla centrale nucleare di Chernobyl’ è considerevolmente diminuito ma è ancora troppo pericoloso vivere lì. Il luogo circostante è stato dichiarato inabitabile per le successive migliaia di anni, rendendo i paesi della zona delle vere e proprie “città-fantasma”, dove tutto è rimasto com’era al momento dell’incidente. Proprio quest’ultimo fatto rende la zona meta molto ambita per i turisti, che ogni anno la visitano in 70 mila persone. Inoltre esistono altre possibilità di utilizzare la zona dell’incidente: ad esempio sul sarcofago che copre l’edificio distrutto del reattore sono stati installati dei pannelli fotovoltaici, in questo modo la centrale nucleare si trasforma in una solare, sorgente di energia ecologica.

È ancora troppo presto però trarre conclusioni sull’effetto reale che ha la tragedia di Chernobyl’ sull’ambiente e sulla vita, poiché trent’anni non bastano a valutare le conseguenze che avrà in futuro. Tuttavia ci ha aperto gli occhi sulla fragilità e contemporaneamente forza del nostro ecosistema, che anche se fortemente danneggiato è capace di rinascere.

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