• lunedì , 19 Ottobre 2020

Oltre le colonne d’Ercole

A occhio nudo e nelle migliori condizioni di visibilità, lontani da ogni fonte luminosa, le stelle si presentano come insensati puntini nell’enorme spazio blu del cielo che circonda il nostro pianeta.

Viste da un qualsiasi telescopio sufficientemente potente assumono sembianze completamente diverse. Delle grosse immense sfere infuocate, corpi celesti dotati di luce propria. A differenza dei pianeti che non sono in grado di produrre energia tramite fusione nucleare, percorrono orbite ellittiche nelle quali le stelle occupano uno dei due fuochi, come recita la prima legge di Johannes Keplero formulata nel 1608.

Ma ciò che vediamo guardando verso l’alto in una notte stellata non è che una minuscola parte dell’intero universo ancora per buona parte sconosciuto.

Il termine universo deriva dal latino universus, parola composta da unus e versus. La contrazione poetica unvorsum, da cui deriva universus, fu usata la prima volta da Tito Lucrezio Caro nel libro IV del suo De Rerum Natura. La definizione adesso generalmente riconosciuta si riassume in: tutto ciò che esiste fisicamente.

L’orizzonte dell’universo osservabile è posto a circa 13.7 miliardi di anni luce, ossia pari alla distanza percorsa dalla luce nell’arco di tempo trascorso dall’inizio dell’universo, essendo tuttavia quest’ultimo in perenne espansione la distanza effettiva è maggiore.

Alcune osservazioni condotte con il Telescopio Spaziale Hubble ipotizzano che ci siano circa 7×10^(22) stelle, organizzate in 2×10^(12) galassie.

In tutto questo spazio immenso viviamo sull’unico pianeta del sistema solare su cui abbiamo notizia si sia sviluppata la vita, grazie a caratteristiche quali la presenza di un’atmosfera, una superficie solida e acqua.

Tuttavia anche Marte, quarto pianeta in ordine di distanza dal Sole, potrebbe aver ospitato la vita, tesi supportata dai cicli stagionali cui è soggetto il pianeta, che comportano l’avanzamento e il ritiro di due calotte polari. La conferma è arrivata dalla recente analisi di un campione di terra raccolto dal rover Curiosity che ha permesso ai ricercatori della NASA di arrivare alla conclusione che in tempi remoti Marte abbia ospitato qualche forma di vita primordiale.

Marte

Non bisogna però dimenticare Titano, la più grande luna di Saturno, luogo incredibile ed unico nel sistema solare. Lo si può paragonare ad una versione a bassissima temperatura della Terra, poiché laggiù il termometro segna circa -180°C.

Sulla sua superficie sono presenti fiumi e laghi, spiagge e montagne e probabilmente un ciclo geologico simile a quello della Terra oltre alla possibile presenza di acqua liquida nel sottosuolo. Inoltre sono presenti numerosi composti di carbonio e il fatto più sorprendente è che su Titano potrebbero avere luogo reazioni simili a quelle che forse avvenivano sulla Terra primordiale.

Saturno e la sua luna più grande, Titano

Queste sono alcune delle motivazioni per cui è importante ed interessante studiare la sua conformazione in quanto si tratta di un laboratorio naturale per investigare la chimica prebiotica e le condizioni che rendono un pianeta potenzialmente abitabile.

La NASA ha recentemente deciso di dare inizio ad una missione senza precedenti inviando una sonda automatica, da quasi un miliardo di dollari, sulla fredda luna di Saturno. L’esplorazione, che ha preso il nome di Dragonfly fotograferá la superficie di Titano, sorvolerá i suoi laghi e le sue montagne, raccogliendo dati, grazie ai suoi otto rotori, simili a quelli dei droni terrestri, e alla batteria alimentata da radioisotopi.

Titano

Sarà in grado di volare attraverso la densa atmosfera della più grande luna di Saturno posandosi poi in diversi punti della sua superficie, potrà compiere tragitti massimi di circa otto chilometri, ognuno dei quali durerà quanto un giorno su Titano ossia circa 16 giorni terrestri.

Bisogna attendere ancora parecchio però visto che la partenza è attualmente prevista per il 2026 e l’arrivo non prima del 2034.

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