• mercoledì , 21 Ottobre 2020

Bisogna dare tempo al tempo

Fin dai primissimi tempi l’umanità si è affidata agli eventi naturali per determinare il passare dei giorni, lo scorrere delle stagioni. Poi sistemi più sofisticati, come clessidre ed orologi, alla fine hanno fatto la loro entrata per misurare il tempo. La domanda che da qualche anno rimbomba incessante nella mente di alcuni fisici non è tanto come misurare il tempo, ma addirittura se esso veramente esiste. Certo immaginare un mondo senza susseguirsi di secondi è arduo, ma un aiuto può arrivare dallo Scienziato con la “S” maiuscola: Albert Einstein; egli infatti, attraverso la sua Teoria della Relatività, afferma che il tempo passa per tutti, ma non alla stessa velocità per persone in situazioni differenti.

Il grande dilemma della malleabilità del tempo può essere semplificato se associato allo spazio, creando così lo spazio-tempo che si comporta in modo più fisicamente prevedibile. Eppure i conti non tornano ancora: è logico domandarsi come sia dunque possibile muoversi in tutte le direzioni nello spazio, ma in una sola nel tempo. Questa dirigenza, chiamata “freccia del tempo” dall’inglese Arthur Eddington, può essere spiegata grazie alla Seconda Legge della Termodinamica, per la quale ogni sistema acquisisce disordine, e quindi l’universo si muove inevitabilmente dall’ordine al caos; portando così l’entropia ad essere la direzione del tempo. Questa proprietà che definisce la freccia del tempo è da considerarsi fondamentale, e come tutte le leggi più rilevanti si è provato a riscriverla sottoforma di formula.

Si tratta di unire le due equazioni fondanti della fisica: la relatività generale, ossia il comportamento di oggetti molto grandi, e la meccanica quantistica, ossia lo studio del subatomico, creando così una “Teoria del Tutto”. Molti fisici si sono cimentati nel trovare una formula adatta a tale ipotesi, ma solo una tesi, quella così detta Wheeler de Witt, non presenta riferimenti al tempo. Se tale teoria trovasse un fondamento significherebbe che il tempo altro non è che un’illusione generata dalle limitazioni di come percepiamo l’universo.

Vi è però un secondo approccio possibile, ossia quello di considerare il tempo non come una proprietà fondamentale, bensì come una “emergente”: ossia come uno di quegli enti che non esiste come singolo individuo, ma esiste come parte di un sistema. Un esempio si può trovare nella comune acqua, ogni singola molecola di essa non è sottoposta all’azione delle maree, ma la combinazione di queste in oceano lo è.

I Fisici continuano ad indagare il misterioso tempo, ancora lontani dal trovare una risposta soddisfacente, almeno per il momento… sempre che si accetti l’esistenza di un “momento”.

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