• venerdì , 30 Ottobre 2020

Confini e frontiere

di Ludovica Veneziano

Il sostantivo confine può assumere molteplici significati in rapporto al contesto che stiamo analizzando. Esso può essere inteso come un limite che non deve essere oltrepassato, sia geograficamente che mentalmente, una sottile linea immaginaria che in molti casi può cambiare la nostra vita. Ogni giorno migliaia di persone valicano il confine del proprio stato per cercare, quello che per molti può risultare scontato, la libertà. L’Africa è il continente dove sono in corso il maggior numero di guerre (14 dichiarate) e i paesi europei risultano la via più sicura per tutti coloro che hanno la volontà di cambiare la propria vita in meglio e ottenere la pace che gli è stata tolta. I principali punti d’ingresso sono le coste spagnole, italiane e greche che corrispondono alle rotte occidentale, centrale e orientale. Lampedusa, infatti, è diventata il punto d’attracco e in un qual modo di salvezza, per tutti i barconi che oltrepassano il Mar Mediterraneo.

Attraversare un confine spesso suscita curiosità e voglia di conoscere ciò che un paese può offrire, ma superficialmente non pensiamo a quanto facilmente riusciamo a oltrepassarli. Rischiare la vita per arrivare in un altro paese risulta impensabile, soprattutto perché essendo tutti cittadini, non solo del proprio stato ma del mondo, dovremmo sentirci sicuri e accolti ovunque andiamo. Bisogna però distinguere che nella nostra mentalità l’attraversamento di un limite, in questo caso geografico, nella maggior parte delle volte comporta ad un ritorno.  Quando arriviamo in un altro stato, spesso indossiamo la veste del turista oppure siamo semplicemente in viaggio per lavoro, contribuiamo attivamente all’economia del paese, a prescindere dalla durata della nostra permanenza. Per chi invece è costretto ad attraversare il mare su una barca, che straborda di persone, per scappare dalla guerra, il viaggio non diventa più un piacere, bensì una questione di vita o di morte.

Un piccolo aiuto, non solo dall’Italia ma da tutti i paesi dell’Unione Europea, può fare veramente la differenza, anche se per molti cittadini la figura del profugo spaventa e provoca una sorta di repulsione verso i loro confronti. Vengono additati come coloro che tolgono il lavoro, che portano violenza e malavita nelle nostre città, c’è chi pensa che si possano aiutare, ma a casa loro, e che non c’è il bisogno di farli arrivare nelle nostre coste. Tuttavia nella storia dell’uomo, l’essere umano in presenza di guerre ha sempre cercato di scappare e oltrepassare le frontiere proprio perché è l’unica soluzione possibile per la sopravvivenza. Un confine diventa così necessario da valicare, del resto per quanto gli altri stati possano contribuire a fungere come ausilio per la pace, gran parte delle persone neanche sa dell’esistenza di alcune guerre attualmente in corso, pensando solamente al proprio bene individuale e non comunitario.

L’Italia non ha le possibilità per farsi carico di tutti coloro che arrivano, però non bisognerebbe mai vietare la possibilità di aiuto perché prima di essere profughi sono degli esseri umani, esattamente come coloro che li detestano e li disprezzano. Potremmo arrabbiarci con il governo per il modo in cui si è deciso di portare avanti questa situazione, ma il vero cambiamento deve partire da tutti i cittadini che con consapevolezza devono votare non solo pensando a ciò che è meglio per loro stessi e per il presente, ma tenendo conto di come potrà essere il nostro futuro e in che modo possiamo gestirlo il meglio possibile.

I confini non sono solo quelli che dividono la pace dalla guerra, ma sono anche quelli che la maggior parte di noi si pone davanti a problematiche come l’immigrazione, non riuscendo a pensare oltre, non oltrepassando le proprie barriere e i propri stereotipi. Solo così si potrà risolvere il problema, senza deviarlo con assurde e temporanee restrizioni.

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