• venerdì , 15 Novembre 2019

L’antica arte del tatuaggio

di Giorgia Scarabosio

Sempre ormai più diffuso, il tatuaggio è diventato uno dei trend artistici più richiesti e non solo dai giovani. Statistiche riferiscono che una persona su quattro ha un tattoo ed i motivi possono andare dall’affermazione di un pensiero, un’ideologia, all’espressione del ricordo di un evento che ne ha segnato la vita o un richiamo alla semplice visione di una fantasia. Nonostante le continue attenzione verso quanto il tatuaggio possa fisicamente danneggiare il corpo di un individuo, come le infezioni che ne possono essere conseguenza, tale forma di espressione è diventata sempre più in voga negli ultimi tempi, ma altro non è che una modalità di comunicazione molto antica: inutile citare i Samoani, con le loro monumentali e simboliche rappresentazioni corporali, o persino l’Antica Roma, dove gli schiavi venivano marchiati con le iniziali del proprio padrone. E poche e scopi differenti, ma il mezzo è sempre lo stesso.

È giusto però anche ricordare che persino il tatuaggio ha avuto il suoi periodi bui e sono forse questi anche dei motivi per cui ancora oggi da molti non è visto di buon occhio: basti pensare agli studi denigratori fatti dall’antropologo di criminologia, Cesare Lombroso, secondo cui il tattoo è strettamente legato alla degenerazione morale del criminale, o alla diffusione avvenuta nelle carceri durante gli anni sessanta, che hanno permesso lo sviluppo di un’associazione di tale espressione al mondo delle scelleratezze.

Ma per quanto ciò possa aver influito sulla sua reputazione, il tatuaggio è considerato da molti un’arte, un’arte più pratica, a portata di mano, opera di chi lo realizza dal punto di vista pratico e del pensiero di chi lo porta; peraltro, è un modo di esprimersi che per certi versi richiede pazienza (come tutta l’arte in fondo) e di avere una soglia del dolore non bassa.

Rimane indelebile e non solo sulla pelle, infatti diventa un simbolo identificativo, sia che indichi una trasgressione, un’appartenenza o semplice moda; un promemoria, di chi si è stato o si cerca di essere, un deterrente verso magari qualcosa che può far male.

C’è chi non si fa carico del pudore e del dolore, facendo realizzare i propri tattoo dove mai ci si aspetterebbe, come sul viso, ostentando così una parte del proprio carattere. Si può definire come un modo alquanto originale per presentarsi al mondo e non sempre scontato.

Sfogarsi e magari mostrare un proprio lato nascosto, forse sotto una chiave più criptica, mettendo alla prova chi osserva per decifrare il significato dell’opera, e per quanto venga spesso etichettato come esibizionismo, non si tratta d’altro che di un’idea tanto grande da impossessarsi pure della pelle.

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