• sabato , 7 Dicembre 2019

Baby

Una delle nostre attività preferite è guardare programmi su Netflix. All’apparenza, nulla di male. Ce ne sono per tutti i tipi di pubblico. Alcune insegnano qualcosa, altre rilassano, altre ancora risultano molto interessanti.

C’è una serie, “Baby”, che però ha attirato ultimamente l’interesse di molti giovani e non è per bambini come si potrebbe pensare dal nome, bensì per adolescenti, colti in una fase molto difficile della loro vita. Sempre confusi, insicuri e con poca personalità. Sempre in bilico tra trasgressione e rischio di intraprendere una cattiva strada. Basta seguire sui social una persona sbagliata o frequentare amici non raccomandabili.

La serie “Baby” gioca proprio su questa debolezza e chiama in causa una fragilità diffusa tra i giovani d’oggi. Si ispira infatti alla tragedia (e non c’è termine più adatto per definirla) delle baby squillo di Roma nel 2013. Due amiche (di 15 e 14 anni ) che hanno deciso di prostituirsi per diventare economicamente indipendenti. Non ragazzine di un quartiere degradato, ma del più ricco di Roma, i Parioli. Un’abitudine presto diventata un lavoro che ha permesso loro di disporre una larga disponibilità economica per comprare borse, vestiti e droga.

Una serie senza dubbio cruda e realistica basata su veri episodi di cronaca ma che trasmette un messaggio sbagliato.

Ovviamente tutti i personaggi sono bellissimi e molto curati: le due protagoniste non sembrerebbero essere”problematiche”. Essendo poi “parioline”, la realtà in cui vivono appare invidiabile: feste, scuola prestigiosa, vestiti, case enormi e lussuose.

Nonostante tutto questo benessere, per niente scontato, sia nella fiction che nella realtà, le ragazzine si sentono infelici e incompiute. Ci si chiede se la loro decisione dipenda dal loro agio economico ed emerge con chiarezza che in ogni caso la loro scelta dipende da una mancanza, da una assenza. Quando poi iniziano a prostituirsi non si rendono conto della gravità della questione. Non si chiedono neanche se sia opportuno rifletterci sopra.

Quello che colpisce negativamente però è che questa serie non fa capire che la loro scelta è sbagliata. Anzi, appare quasi come attraente. Riesce a mostrare la prostituzione molto accattivante e quasi innocua. Molti sono in realtà in grado di rendersi conto della gravità della situazione ma non sempre lo spettatore è dotato di un così fine spirito critico.

Fondata su un episodio terribile, la fiction in cui si scoprirono folli segreti tende a nascondere quello che è successo realmente e romanza eccessivamente la vicenda. Come se quello che c’è in origine non contasse, o dovesse passere in secondo piano. Ragazzine ridotte a prostituirsi per comprare cocaina con l’aggravante della connivenza di una delle mamme. Però su questo la serie tace e l’atto di prostituirsi rappresenta per le ragazzine quasi una liberazione.

La fragilità dei giovani e in questo caso delle ragazze rappresentato dalla fiction non aiuta perchè evidenzia un mondo che appare addirittura entusiasmante. Addirittura si pone in relazione il benessere economico facilmente raggiungibile con l’opzione più sbagliata. Immaginiamo una ragazza con una situazione familiare disagiata e senza la fortuna di essere seguita a scuola. Il rischio di cadere nello stesso tremendo e squallido errore sarebbe alto.

Forse in origine della serie c’era una buona idea di fondo: far conoscere il dramma delle baby squillo di cui oggi si parla poco. E far capire alle persone la gravità della situazione. Eppure il risultato appare molto diverso.

Dunque, non è sbagliato vedere le puntate ma è giusto sapere cosa c’è dietro con uno spirito critico e con l’aiuto e la spiegazione di un adulto. E poi almeno essere al corrente che si basa su una storia vera e non ambientata nel mondo delle favole.

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