• sabato , 7 Dicembre 2019

Il Salice a Word Press Photo 2019

Nella loro prima uscita dell’anno i redattori del Salice sono andati a visionare presso l’ex Borsa valori di piazzale Valdo Fusi le foto vincitrici del Word Press Photo Exhibition, nato nel 1955 da un gruppo di fotografi olandesi.

Il Word Press Photo Exhibition è una mostra di 140 scatti, che vogliono rappresentare l’anno  appena trascorso. E’ stata inaugurata ad Amsterdam ed ora sta facendo il giro del mondo in 100 città di 45 paesi. Nel 2018 la foto vincitrice è stata quella di John Moore, che rappresenta la piccola Yanela Sànchez disperata mentre la madre viene perquisita dalla polizia alla frontiera con il Messico.

La foto vincitrice è stata scattata in modo “naturale” senza che nessuno sia stato stato messo in posa; la bambina, al confine con gli Usa, appena viene posata a terra dalla madre inizia a piangere richiamando l’attenzione di tutti, anche quella del fotoreporter Moore. Lo scatto il 12 giugno inizia a girare attraverso il web; il presidente Trump, temendo di perdere il consenso inizia ad essere più tollerante nei confronti degli immigrati e smette di utilizzare le gabbie di contenzione (utilizzate per separare i figli dai genitori).

La foto rappresenta l’anno poiché protagonisti del 2018 sono stati i flussi migratori e lo scatto li descrive benissimo, raccontando con i dettagli del quotidiano tutta la loro tragicità. Le persone fuggono dalle guerre, dalla fame alla ricerca di un posto migliore che li possa accogliere e restituire la loro dignità di persona.

Photo by John Moore/Getty Images

Attraverso l’utilizzo delle immagini, la mostra ci ha obbligati a fermarci e a riflettere sul tipo di mondo che stiamo creando, caratterizzato da caos, distruzione, dalla disumanità della non tolleranza verso gli indifesi, dell’odio verso i diversi.

World Press Photo ha così dato l’opportunità al Salice di aprire gli occhi e iniziare a vedere ciò che li circonda. Ha ricordato anche con la crudeltà della realtà impressa, che ogni azione ha la sue conseguenze.

La novità di quest’anno è stata la presenza all’interno di due sezioni della mostra di uno spazio dedicato allo storytelling, vale a dire video racconti di narratori digitali, giornalisti visivi e produttori con contributi di visual journalism divisi in tre categorie: interactive, short e long video. A sottolineare la varietà dei modi di comunicazione: dalla parola scritta all’immagine ai cortometraggi. Nell’interessante allestimento i redattori hanno potuto ammirare poi le diverse sezioni della mostra con immagini che descrivono bene mondi sconosciuti all’Occidente, uomini e donne ma anche bambini inseriti in cointesti sociali al limite del vivibile. Fotografie spesso crude ma che hanno il pregio di farci conoscere situazioni che in modo diverso mai sarebbero arrivate ai nostri occhi e mai avrebbero stimolato le nostre coscienze.

Come è stato infatti detto nella presentazione della mostra, la foto non ha solo una funzione descrittiva o estetica ma ha l’imperativo categorico di raccontare, proprio come quando si scrive una storia o un romanzo. Al fruitore il compito di capire ed approfondire quello che c’era prima e quello che avvenuto dopo quello scatto.

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