• sabato , 7 Dicembre 2019

Silverskiff 2019, i ragazzi di Valsalice sfidano il fiume.

Domenica 10 novembre si è svolta a Torino la ventottesima edizione della “SilverSkiff Regatta“, una gara di canottaggio di livello internazionale, organizzata ogni anno dalla Reale Società Canottieri Cerea. Questa competizione si svolge su una distanza di ben 11 Km ed è solamente per barche ad equipaggio singolo. Ad essa partecipano centinaia di atleti provenienti da tutto il mondo, pronti a sfidarsi sulle correnti del nostro fiume.

Anche il Liceo Valsalice può vantare alcuni tra i suoi allievi che vi hanno partecipato, arrivando a classificarsi tra i primi venti nella loro categoria. Sono Emanuele Bergamin di 3C, Andrea Bravi di 3 S.A e Matteo Garbo di 2C, classificatisi rispettivamente al primo, al decimo e al diciottesimo posto su cinquantacinque partecipanti.

Abbiamo fatto alcune domande ad Emanuele Bergamin, il nostro campione.

Emanuele Bergamin (al centro) durante la premiazione della Silver Skiff 2019

Ti aspettavi di vincere questa gara? Quanto ti sei allenato?

Ci speravo, era un mio desiderio. Era anche per dimostrare che mi piace essere competitivo, essere il più veloce. Poi, avendo sulle spalle anche il titolo di campione italiano, volevo onorare questo titolo. Per chi, come me, è specializzato nel singolo, le gare come la Silver sono molto importanti: la stavo preparando da molto tempo.

Come hai gestito una gara di 11 km? Qual è stata la tua strategia? E sopratutto quanto è stata faticosa?

Essendo particolarmente spaventato da uno dei miei avversari “storici”, mi sono detto di spingere al massimo sempre. E poi c’erano il mio allenatore e i miei amici che mi seguivano in bici e che mi aiutavano a non perdere lucidità. E’ stata molto dura.

Tu che sei un’atleta specializzato nel singolo, e quindi quando sei in gara sei solo, quanto conta la squadra?

Durante la gara sei da solo, è vero. Però hai comunque un gruppo di persone che credono in te, che ti sostengono e che non vuoi deludere. La squadra è sempre molto importante.

Ti piacerebbe gareggiare in barche da equipaggi più numerosi?

Sì, e l’ho anche fatto. L’anno scorso, ad esempio, ho gareggiato in otto (barca da otto persone più il timoniere). Mi diverto quando gareggio su queste barche perché si fa squadra, si sta bene, si diventa fratelli.

Prima delle gare, solitamente, sei preoccupato? E nel caso, come fai a gestire l’ansia?

Prima delle gare sono preoccupatissimo, sto male, vorrei addirittura urlare. Però tengo tutto dentro e cerco di trasformare quest’ansia in energia durante la competizione. Prima di partire mi dico di essere sempre concentrato.

Hai qualche oggetto portafortuna per le gare?

Porto sempre con me un cappellino, anche se a volte non lo indosso e lo tengo magari nello zaino.

Sappiamo anche che sei uno studente molto bravo e diligente: quanto impegno richiede riuscire a fare canottaggio a questi livelli e al tempo stesso andare bene a scuola?

E’ qualcosa che pian piano ti entra dentro. Bisogna organizzarsi, farsi una sorta di schema mentale della giornata, poi dopo un po’ ci si abitua. Praticare uno sport a questi livelli diventa totalizzante, alla fine non hai tempo libero per fare altro.

Consideri il tempo in cui fai canottaggio tempo libero?

Per me non è tempo libero. Adesso per me è un impegno che, comunque, mi dà soddisfazioni, e quindi lo faccio perché mi fa sentire realizzato. Se fosse tempo libero andrei sempre rilassato agli allenamenti e invece a volte sono teso, perché voglio svolgerli bene e ho delle aspettative. Il tempo libero è un’altra cosa, è ascoltare la musica sul divano.

Che consiglio daresti a un ragazzo come te, che magari sta cercando di bilanciare una passione sportiva con il suo dovere scolastico?

Riuscire ad organizzarsi bene. L’organizzazione è la base per il successo. Bisogna anche essere consapevoli che, purtroppo, a qualcosa si deve rinunciare. Ma se lo vuoi davvero lo fai. Magari a malincuore, ma ci riesci.

Quanto tempo dedichi allo studio e agli allenamenti?

In media dalle due alle quattro ore. Poi quest’anno ho cominciato ad allenarmi otto volte alla settimana e ogni seduta dura due o tre ore il pomeriggio, mentre la mattina prima di scuola solo un’oretta.

Come è nata la tua passione per questo sport?

Quando ero piccolo giocavo a basket, poi mia mamma mi ha consigliato di provare il canottaggio e da lì non ho più smesso.

Sappiamo che sei un piccolo campione, vinci molto spesso. Qual è il tuo segreto?

Tanto allenamento, tanta grinta e tanta autodeterminazione. Quest’anno in particolare ho sempre vinto gareggiando in singolo nella mia categoria. Dopo aver conquistato la prima gara importante avevo raggiunto un certo livello mentale, al di sotto del quale non potevo scendere. Mi dicevo che dovevo e migliorare rispetto a prima. Poi ovviamente perdono tutti, anch’io. In singolo poi, ci vuole tanta testa.

Cosa significa per te gareggiare in singolo?

Quando faccio una gara in singolo, sento di farla non tanto per la società quanto per me stesso, perché sono io quello che ha portato la barca dalla partenza fino all’arrivo. La fatica è unicamente mia.

Si ha più soddisfazione gareggiando in singolo o in barche da equipaggi più numerosi?

Quando si gareggia in barche da equipaggi più numerosi è una soddisfazione di squadra: la consapevolezza di aver lavorato tutti insieme bene, di aver dato l’anima l’uno per l’altro. Invece, quando si gareggia in singolo, la soddisfazione sta nel sapere che ho fatto tutto quello che potevo, che ho dato tutto ciò che potevo dare e l’ho fatto io, soltanto io.

Quali obiettivi vorresti raggiungere in futuro?

Per adesso, riuscire ad entrare nella Nazionale Italiana Junior e, nel 2021, rappresentare in singolo l’Italia ai mondiali e cercare di guadagnarmi un buon piazzamento.

Ultima domanda, forse la più importante: come ti senti mentre remi?

Mentre remo mi sento “vuoto” da ansie relative a ciò che non è canottaggio. Mi sento libero, più leggero, mi sento responsabile di quello che sto facendo. Se mentre si rema tutto è perfetto, vi è una sensazione di leggerezza e di libertà che è indescrivibile. Quando la barca plana sull’acqua, magari c’è silenzio, magari è buio. E’ una quiete dove vi è dentro passione, riempita di sentimento, di voglia. E’ difficile da spiegare, bisogna viverlo.

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