• venerdì , 21 Febbraio 2020

“Kalòs kai agathòs”

di Vittoria Dante e Mariano Piazza

Enrico Remmert, scrittore torinese di romanzi e racconti di notorietà internazionale, ha preso parte alla “Notte del liceo classico” presso il Liceo Salesiano Valsalice.

Questa manifestazione diffusa ormai da più di 10 anni in oltre 300 licei classici in tutta la Nazione ha l’intento di mostrare e ricordare quanto sia elitario e allo stesso tempo appagante frequentare il liceo classico e, più in generale studiare materie umanistiche, come affermato dallo stesso Remmert, che dopo una breve presentazione iniziale è stato intervistato da Margherita Berruto, Cecilia Blunda, Arianna Chiarloni, Agnese Donna, Elisabetta Liprandi e Cecilia Sartea, allieve del Liceo Classico e redattrici del nostro giornale che hanno posto allo scrittore diverse considerazioni in merito al suo ultimo libro: “La guerra dei Murazzi”.

Mai banale nello scrivere, e ancor meno nelle sue interviste, Remmert ha espresso quanto il talento, senza il duro lavoro, sia assolutamente vano e quanto uno scrittore, senza sfogliare milioni di pagine, non possa ottenere una fama mondiale.

Sogno un mondo in cui si litiga per un aggettivo” recita Remmert rifacendosi alla elevatissima “mens” di Albert Camus; ciò è prova di quanto sia maniacale nella scelta di ogni singolo termine e di quante possibilità diverse ci siano per esprimere lo stesso concetto nella nostra lingua.

La guerra dei Murazzi” è un libro quotidiano che deriva da esperienze vissute dall’ autore o da racconti desunte da persone che sono entrate in contatto con lui; sicuramente uno dei suoi intenti principali è descrivere nella maniera più realistica possibile e senza cercare di nascondere nessun aspetto.

Un altro aspetto trattato nel corso dell’ intervista è stato osservare come sia complicato arrivare a conoscere realmente un individuo; a prova di ciò, le persone che narrano i 4 racconti non si riescono ad identificare in maniera univoca e questa sua scelta stilistica mostra, ancora una volta, quanta verità sia racchiusa nelle sue pagine. Infatti Remmert, in chiusura, cerca di convincere l’ uditorio che non c’è niente di più personale della lettura e che ognuno si può appassionare alla lettura di un genere letterario a noi congeniale.

Successivamente alla conferenza la serata è proseguita e, dopo un piccolo rinfresco, ha avuto inizio lo spettacolo conclusivo.

Sei ragazzi, Luisa Gargano, Daniela De Zen e Anna Trucano, di terza classico e Leonardo De Rosa, Francesco Pavesio e Carlo Ponti di seconda classico, coordinati dai professori Gardino e Bove hanno messo in atto uno spettacolo basato sul tema della serata “Io e l’altro”.

Lo spettacolo si è basato sulla drammatizzazione e la lettura di testi desunti dalla tradizione classica greca e latina, partendo da Luciano per arrivare fino a Seneca e Tito Livio, in cui veniva esposto il rapporto che il chiuso mondo della grecità prima, che considerava ospite solo colui che poteva parlare greco, e il mondo romano dopo, aveva con colui che veniva definito “βάρβαρος” ovvero barbaro, colui che quando parla greco balbetta.

Nel corso della rappresentazione sono stati trattati diversi tipi di straniero, primo di tutti il Ciclope, Polifemo, accecato dallo straniero Nessuno, Ulisse, che viveva in modo così distante dalla polis greca per poi proseguire con Medea, barbara e donna e concludere con il ratto delle Sabine con cui, leggendariamente, ha avuto origine la storia di Roma e con la quale latini e barbari si sono uniti.

Il tutto è stato accompagnato dall’arpa di Emanuele Raviol, studente di quinta ginnasio, che ha allietato la serata, conclusasi con la lettura in italiano e in greco della parte iniziale dell’Agamennone di Eschilo.

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