• martedì , 2 Giugno 2020

Tanto lo facevano tutti

Leggere “ragazze morte per sfondamento scatola cranica” fa venire i brividi. Purtroppo sono eventi che siamo costretti a registrare sempre più frequentemente. Ci sono molte versioni dell’episodio delle due ragazze investite qualche giorno fa a Roma: loro hanno scavalcato il guard rail, lui era al telefono, lui aveva il rosso… Probabilmente non sapremo mai come le cose siano realmente andate.

Consideriamo i vari aspetti: il ragazzo, Pietro, in passato era stato trovato per due volte in possesso di droga; in più dopo l’incidente risultava positivo sia al test dell’alcool sia a quello della droga. Recentemente gli era stata restituita la patente, revocata in precedenza per eccesso di velocità e comportamento inadeguato alla guida. Perciò avrebbe potuto benissimo ripetere questo suo comportamento in quest’occasione.

Per quanto riguarda Gaia e Camilla invece, deve essere preso in considerazione che su quel tratto, si fa il giochino del semaforo rosso, che consiste nell’attraversare la strada con il rosso, cercando di schivare le macchine. Dalle interviste rilasciate anche dagli amici delle vittime si viene a conoscenza che lo facevano tutti. Quindi si potrebbe pensare che le due amiche quella sera stessero giocando proprio a quel gioco.

C’è un terzo elemento critico: sebbene si sapesse già prima dell’incidente della pericolosità di Ponte Milvio, punto di ritrovo per i giovani che affrontano tutto molto spesso con leggerezza, la zona era priva di controlli che sarebbero serviti a evitare eventuali incidenti.

L’elemento comune è l’assenza di responsabilità: del ragazzo nel guidare in uno stato alterato e senza prudenza, nelle amiche disattente e nell’organizzazione delle strade di Roma. Sicuramente tutti e tre i fattori hanno influito sull’esito dell’episodio. Infatti vietare feste, uscite, alcool, non avrebbe senso: sarebbe sufficiente fare le cose non ledendo il prossimo e riflettendoci di più.

Questa idea di onnipotenza della vita che fa pensare che la morte sia un’eventualità improbabile, sopratutto nei giovani che spesso non si rendono conto della gravità dei rischi. Tanto “lo facevano tutti”, a dimostrazione che nessuno si era reso conto di quanto fosse pericoloso giocare in quel modo. Perché se i tre protagonosti fossero stati più consapevoli di quello che stavano facendo, le cose non sarebbero andate così.

Nessuno forse si è reso conto che questo episodio ci insegna che vivere dando la vita per scontata oppure viverla in modo superficiale è sbagliato, perché in pochi istanti può finire tutto: l’esistenza non è come un videogame dove si torna indietro.

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