• domenica , 7 Giugno 2020

La scintilla per un ecosistema

Cieli rosso cupo, coltri di fumo nero e milioni di ettari di terra ridotta in cenere sono diventati la nuova normalità in Australia. Da Settembre questo Paese sta vivendo una grande emergenza incendi. Le cause riconducibili sono molteplici. E’ necessario però distinguere quelle naturali da quelle antropiche: accidentali o dolose.

Gli inneschi per cause naturali sono i più frequenti. In questo anno davvero particolare, anche solo un fulmine che si abbatte su un albero reso secco, riveste un ruolo fondamentale in un habitat costituito da enormi distese remote di territorio.

A questi si aggiungono i roghi accidentali, provocati ad esempio da un barbeque non controllato, da una cicca di sigaretta gettata incautamente o da una linea elettrica difettosa. Solo una piccola parte degli incendi australiani, meno del 10%, è invece di natura dolosa.

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Il 2019 è stato un anno record per le temperature ed il 2020 non sembra possa avere un cambiamento di tendenza. In una giornata di Dicembre, infatti, sono stati rilevati 42° di media, con un picco addirittura di 49°. Basta davvero una scintilla per trasformare l’estate australiana in una tragedia.

Questa situazione non è altro che l’espressione estrema di una combinazione di fattori climatici straordinaria, di cui il fenomeno principale è il “bipolo positivo dell’Oceano Indiano”, che ha portato umidità sulle coste africane e aria secca su quelle australiane, provocando basse probabilità di pioggia e temperature più alte del normale.

Il fenomeno ha avuto ampia risonanza anche sui social-media, dove ci si è interrogati sull’esistenza di una eventuale relazione tra il cambiamento climatico globale e gli incendi in Australia. Di certo la modifica dei fenomeni atmosferici non è causa diretta degli incendi, ma di sicuro l’aumento delle temperature ne favorisce il loro innesco.

Gli incendi sul territorio australiano hanno generato 400 milioni di tonnellate di anidride carbonica, l’equivalente di quanto ne emettono ogni anno 116 nazioni poco inquinanti.

Le piogge localizzate possono aiutare a spegnere alcuni focolai ma in altre zone il fango da queste creato può rendere più complicate le operazioni di spegnimento da parte dei vigili del fuoco. Inoltre, se da un lato l’acqua piovana ripulisce l’aria dalle ceneri, dall’altro queste ultime vengono scaricate nei corsi d’acqua, con il rischio di ostruire le vie respiratorie dei pesci.

L’ Australia offre una biodiversità unica al mondo, ospitando animali e habitat che non si possono trovare da nessun’altra parte. Le notizie continuano a dipingere un quadro ambientale disastroso: sono centinaia, se non addirittura migliaia gli animali che rischiano seriamente l’estinzione. Tra queste, preoccupante è la sorte di molte specie di marsupiali tra cui il Koala, il canguro, il wallaby e il quokka, senza dimenticare il dunnart, chiamato anche topo marsupiale, caratterizzato da piedi stretti, che si trova principalmente nell’Isola dei Canguri.

Con gli incendi bruciano le ultime foreste naturali e dunque anche il nutrimento per moltissimi esemplari sfuggiti ai roghi, che ora rischiano di morire di fame, per questo motivo gli operatori del National Parks and Wildlife Service hanno compiuto delle imprese straordinarie lanciando con gli elicotteri cibo e verdure fresche per salvaguardare e tutelare la loro sopravvivenza.

Diversa è la storia riservata ai cammelli e ai dromedari, importati a metà dell’Ottocento dagli inglesi dall’Afghanistan e dalla penisola arabica, per essere usati come animali da soma durante la colonizzazione e per lo sfruttamento delle risorse minerarie australiane.

La siccità ha reso questi animali disperati ed aggressivi per la ricerca dell’acqua; sembra che si siano addirittura spinti a distruggere recinzioni per entrare nelle case e placare la loro sete. Tuttavia, questa continua ricerca ha provocato danni significativi alle infrastrutture e alla vegetazione autoctona, motivo per cui sono stati abbattuti oltre 5000 esemplari selvatici utilizzando cecchini trasportati in elicottero.

La notizia ha sconvolto la comunità mondiale. I Somali hanno esortato gli australiani a fermare la strage di cammelli, chiedendo di riportarli nel Corno d’Africa, dove da sempre sono considerati una fonte di ricchezza e uno status personale.

Nonostante tutto ciò, il dramma australiano può essere considerato come una nuova occasione per prendere coscienza dell’importanza del nostro ecosistema.

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