• sabato , 6 Giugno 2020

Ne vale la pena solo per una gonna?

Quello che hanno sempre cercato di insegnarci da quando eravamo piccole è di apprezzarci così come siamo senza paragonarci a nessuno, di mostrare a tutti quanti che noi ci distinguiamo, che siamo tutte belle a modo nostro e che la nostra singolarità ci rende ancora più speciali.

Ma sappiamo tutte che è più facile a dirsi che a farsi. In questo periodo la difficoltà di molte ragazze è che non si accettano perché continuano a paragonarsi alla modelle dei nostri negozi preferiti, Subdued e Brandy & Melville, che non hanno icone di colore oppure robuste. Solamente delle bamboline tutte uguali, alte anoressiche e belle. Le modelle sono così da sempre, sarebbe ridicolo e soprattutto inutile iniziare a parlare degli ideali di bellezza che sono passati da Sofia Loren a Kendall Jenner. Quindi il problema in realtà non sono le modelle in sé, ma il messaggio che esprimono questi negozi tramite i loro prodotti : la maggior parte dei loro vestiti sono di una taglia unica estremamente piccola che in poche possono indossare rendendo così l’abito ancora più esclusivo.

Lo scopo è farci credere che sia quello essere belle, essere come le ragazze che usano per promuovere i loro prodotti. Non conta la simpatia o intelligenza ma solo la larghezza delle cosce e la pancia piatta, il resto è trascurabile. Quindi iniziamo ad odiarci e a vederci sbagliate solo perché non riusciamo ad indossare quei vestiti che hanno in molte. E’ lecito chiedersi se ne vale la pena sentirsi sbagliate per una cosa del genere, tornare a casa piangendo perché la gonna che in questo momento va di moda sta stretta oppure vergognarsi di non essere come alcune amiche.

Tartan skirt - yellow | Subdued | ASOS Marketplace | Tartan skirt ...

Non appartenendo a quegli standard, spesso alcune ragazze iniziano a non mangiare o a deprimersi, perché si paragonano a quelle che invece indossano tutto ciò. Queste ultime, spesso, al posto di sostenere, ridicolizzano le loro compagne. In molte non si godono la propria vita, non si rendono conto che la felicità non è quella, ma con i mille annunci su internet o sui social che riceviamo è davvero possibile essere in pace con noi stesse.

Prendiamo come esempio il burqa che è soggetto a molte critiche: tralasciando l’ambito religioso,  dà l’idea di essere un’imposizione che non permette alle donne di essere loro stesse e di esprimersi, ma i jeans che vediamo tutti i giorni nei negozi, larghi come il manico di una scopa, non sono diversi, il messaggio è sempre quello. Quello che però sconcerta è che la causa di questi fenomeni siamo tutte noi che li accettiamo e seguiamo, è come se ci stessimo rovinando da sole. 

outfits image by olivia | Aesthetic clothes, Everyday outfits, Fashion

Perciò sorge un dubbio, cosa ne resta delle mille proteste e conquiste della donna? Che fine ha fatto quello che Rosa Parks, Lucy Stone, Malala e tante altre donne hanno fatto per noi? Alla fine, sono servite a farci seguire un modello dal quale non ci si può emancipare. Ed è anche questo quello che sconvolge, la capacità di alcune donne di non rispettarsi per prime. Al posto di sostenerci siamo tutte in competizione e non siamo fiere di essere diverse ma facciamo a gara a chi riesce ad assomigliare di più a quel modello. Quindi siamo tutte femministe ma solo se ci si deve mettere contro l’altro sesso, altrimenti tra di noi non c’è sostegno, almeno per quanto riguarda questo ambito. Di conseguenza non potremmo mai essere solidali tra di noi finché non rifiutiamo queste imposizioni che ci rendono schiave di un modello che fa sentire molte di noi sbagliate. 

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