• martedì , 20 Ottobre 2020

La scelta difficile

Il significato letterale della parola eutanasia è “buona morte”, a cui si va incontro come verso una cosa giusta, con sereno spirito di accettazione e che può quindi sembrare come il perfetto compimento della vita.

Oggi questo termine significa però morte non dolorosa che si può procurare con i farmaci opportuni. E tale accezione scatena ferventi dibattiti.

C’è chi sostiene che l’eutanasia sia una scelta giusta e libera dato che viviamo in un paese democratico e ciascuno ha diritto di scegliere il proprio destino; per di più è inesplicabile il dolore provato da coloro che sono colpiti da malattie degenerative come la Sla oppure che passano da una vita normale ad uno stato vegetativo come conseguenza di un incidente. Qualora sia pienamente cosciente il malato è poi sottoposto anche ad uno stress psicologico perchè pensa di essere un peso per la famiglia.

La Chiesa considera tale pratica equivalente ad un vero e proprio omicidio. Diversi medici si schierano contro questa procedura che entra in conflitto con il giuramento di Ippocrate fatto all’inizio della loro carriera. Nel caso in cui la figura del medico coincidesse con chi mette fine alla vita anzichè curarla e salvaguardarla, verrebbe certamente meno il rapporto di fiducia tra medico e paziente. Alcuni medici ritengono la morte dei propri pazienti come un insuccesso terapeutico per cui tentano in tutti i modi di ritardare il decesso. Il rifiuto della morte appartiene ad essi ma anche a tutti i cittadini che ritengono la vita come un dono e non farebbero mai nulla per terminarla.

Tra i casi più conosciuti di Eutanasia troviamo Vincent Humbert ,un ragazzo francese di 19 anni che nel 2000 in seguito ad un incidente stradale cadde in uno stato di coma. Nove mesi dopo si ritrovò tetraplegico, muto e quasi sordo. Però lucido.Vincent dettò tramite il pollice destro ad una infermiera la sua volontà di morire che viene però respinta. Supplicò la madre di togliergli la vita e così lei insieme ad una equipe di medici decisero di staccare la spina iniettando nelle sue vene del cloruro di potassio.

Un altro caso molto conosciuto è quello di Dj Fabo. Anche egli, dopo un incidente stradale, diventa tetraplegico e sceglie di morire in una clinica Svizzera nel 2017.

Sono ancora pochi i paesi che permettono questa procedura: tra questi ci sono la Svizzera ed alcuno Stati degli USA come Washington, Oregon, Vermont e Montana. Invece l’eutanasia passiva, che consiste nell’astensione da parte del medico di fare ulteriori interventi o somministrare cure dirette a tenere in vita il malato è legale in India, in Canada, in Messico ed in Australia.

Chi non ha vissuto in prima persona una situazione del genere non può permettersi di giudicare le decisioni di queste persone che si sono ritrovate a non potersi più muovere e non poter più vivere secondo i canoni abituali Nel caso ci si trovasse nei panni di una madre che vede il figlio costretti ad una vita da vegetale non si riuscirebbe a negargli la sua unica possibiltà di sentire sollievo e passare ad una realtà migliore anche se si è a conoscenza che non lo si potrebbe più abbracciare. Molte volte infatti subentra l’egoismo dei parenti ed amici che preferiscono fare soffrire un congiunto.

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