• martedì , 20 Ottobre 2020

L’inevitabilità della sorte

Ogni uomo, conoscendo fin dai più minuti particolari tutta la complicatezza delle condizioni che lo circondano, involontariamente suppone che la complicatezza di condizioni e la difficoltà di chiarirle siano soltanto una particolarità sua personale, casuale e non pensa in nessun modo che gli altri sono circondati dalla medesima complicatezza delle proprie condizioni particolari al pari di lui.

Anna Karenina

Così scrisse Tolstoj in un linguaggio contorto, quasi enigmatico. Quello di cui ancora adesso, nonostante siano passati centoquarantacinque anni, ogni uomo è più che convinto: che la propria condizione, sociale, economica o politica, sia decisamente peggiore rispetto a quella di un altro, condizione determinata dalla malasorte, dal fato o δυστυχία ( così detta in greco) dal karma (se si preferisce l’oriente) o dalla sfortuna (altresì detta sfiga dai giovani). Ma a questo punto, tenendo in considerazione che sempre di uomini si parla, i quali vivono una vita che per essere definita tale deve essere ricca di ostacoli e di avversità, debbono essere fatte due distinzioni: coloro che si affliggono per essere in una situazione di classificabile difficoltà, ma non tentano una soluzione e si rammaricano indolenti, aspettando un miracolo, ed essendo già morti mentre ancora vivono;

“che volete? Almeno quando non sono più in sensi non penso alla mia disgrazia”; “che disgrazia? Tu hai la salute, sei giovane, sai il tuo mestiere, che ti manca?”

I Malavoglia

e quelli che si aggrappano alla vita, incuranti dei suoi lati bui, perché ne vedono solo la luce e la meraviglia. Di entrambe la categorie ci sono esempi a volontà soprattutto dopo i recenti avvenimenti causati dall’epidemia mondiale che ha sconvolto intere famiglie e nazioni; ma le disgrazie non sono tutte causate da un virus, ed Alessandro Zanardi potrebbe  testimoniare.

Alex Zanardi

Alessandro o Alex Zanardi è un pilota automobilistico e paraciclista italiano. Fin da piccolo si è dimostrato appassionato ai motori, e poi in seguito alla formula 1. La passione della corsa, così come la sfortuna, è nel suo stesso sangue, ma lui non permette in alcun modo che la seconda possa ostacolare la prima. La prima disgrazia avviene del 1979, che come le altre è capitata per strada, e si tratta della morte della sorella maggiore, Cristina, avvenuta a seguito di un incidente stradale. La sua carriera inizia con i kart, dove da delle semplici competizioni tra amici si evolve in gare più professionali, in seguito continua nelle formule minori e poi, nel 1991 esordisce nella Formula 1. Il 15 settembre 2001, dopo numerosi successi, molteplici vittorie, alcuni ritiri e qualche incidente come quello avvenuto nel 1993, in cui viene investito mentre è in bicicletta a Bologna, sembra che questa carriera sia inesorabilmente giunta al termine: durante una gara del campionato Cart in Germania, Alex Zanardi perde il controllo della vettura che viene colpita perpendicolarmente da quella di Alex Tagliani. L’incidente provoca l’istantanea amputazione di entrambe le gambe e il rischio di morte di dissanguamento del pilota. Dopo  settimane di ricovero e di riabilitazione, non si arrende, si riavvicina alle corse prendendo parte a manifestazioni per atleti con disabilità e ad una carriera nel paraciclismo.

“E’ possibile che se il fulmine m’è arrivato tra capo e collo una volta, mi colpisca nuovamente, ma rimanere a casa per evitare e scongiurare quest’ipotesi significherebbe smettere di vivere, quindi no, io la vita me la prendo.”

Alex Zanardi

La malasorte non gli impedisce di proseguire nelle gare, di portare avanti ciò che lo appaga e nel 2007 conquista il quarto posto nella maratona di New York, a cui partecipa nuovamente nel 2011 vincendola.

Alessandro Zanardi in handbike

Continua nelle competizioni, con i mezzi che ha a disposizione, cancellando dal suo vocabolario la parola arrendersi, perché la gara ora non è solo con gli altri ma anche con sé stesso. Il fulmine che aveva però precedentemente sfidato si abbatte nuovamente su di lui, segnandolo in una terza sciagura: il 19 giugno 2020 durante una staffetta di beneficenza in handbike, in Toscana si scontra con un camion, viene sottoposto ad un intervento neurochirurgico al policlinico di Siena, dove attualmente rimane in gravi condizioni, sedato, in prognosi riservata.

Il sorriso con cui si mostrava sempre al pubblico, ricorrente nelle foto che vengono mostrate come incoraggiamento ad un rapido risveglio, è l’antitesi all’espressione di ‘Ntoni che Verga scrisse per i lettori, nel suo capolavoro, nonché specchio dell’animo del pilota, che come chiaramente appare evidente appartiene alla seconda tipologia di persone, colui che quando vede il fulmine arrivare non si rifugia in casa o sotto un albero, ma cerca di catturarlo, per usarne l’energia. Indipendentemente dall’esito.

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