• sabato , 24 Ottobre 2020

Le nuove Erme

di Lodovica Naddeo

Circa un mese fa dopo la morte dell’afroamericano George Floyde ha preso il sopravvento un movimento attivista “Black Lives Matter” contro le differenze razziali. i Più radicali hanno iniziato ad utilizzare un particolare metodo di protesta, ossia l’abbattere le statue di personaggi la cui fama e fortuna si è creata grazie allo schiavismo. L’America è stata soprattutto l’epicentro di questi atti di vandalismo con la distruzione delle statue in tutto il Paese e l’esportazione di queste azioni nel resto del Mondo come l’Inghilterra.

È giusto abbattere queste statue o no? Dati gli eventi capitati in questa circostanza è un argomento piuttosto delicato con opinioni contrastanti tra gli attivisti e gli storici.

Tutto ciò non è una novità: dalla Rivoluzione Francese ai talebani, in periodi tragici della storia mondiale monumenti che esprimevano ideologie opposte a quelle perseguite sono stati distrutti.

È una moderna decapitazione delle Erme: come nell’antica Grecia le statue che decoravano le piazze ateniesi erano state sfregiate, così oggi i manufatti nei luoghi pubblici sono vittime di vandalismo.

Le statue abbattute sono di personaggi che appoggiavano il razzismo o erano parte dello schiavismo: il movimento le abbatte poiché sono simbolo di una mentalità che non dovrebbe più esistere, ma sfortunatamente è ancora molto viva.

Un ulteriore dibattito è sulla visione d’insieme dei personaggi: Winston Churchill, ad esempio, è il primo ministro più ricordato nella storia della Gran Bretagna e fu considerato il salvatore del paese dal Nazismo ed uno dei riferimenti dell’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. E’ stato tuttavia criticato dagli attivisti per il fatto che sostenesse che i neri non erano capaci di governarsi come i bianchi, opponendosi all’autogoverno delle colonie in Africa e Americhe. Churchill è l’esempio di una grande personalità capace di compiere grandi azioni, ma con una mentalità molto tradizionale che con gli anni è stata persa dalla maggior parte delle persone. La mentalità di questi personaggi storici non si dovrebbe neanche condannare in maniera così grave dato che era condivisa dalla maggior parte, se non tutta, la gente: se dovessimo eliminare ogni traccia delle personalità della storia poiché hanno avuto delle macchie nella propria vita, non rimarrebbe quasi nessuno.

È stato messo in luce dopo l’abbattimento della statua del generale sudista Albert Pike un aspetto ideologico da non sottovalutare: i monumenti nella capitale di un Paese devono rappresentare i più alti ideali della Nazione, perciò monumenti di tal genere non possono andare contro i principi proposti dal Governo.

I critici d’arte si schierano invece contro questi comportamenti: i monumenti che vogliono eliminare sono frutto di un lungo processo tecnico e artistico compiuto da artisti illustri di quel tempo.

Appoggiando i critici, gli storici pensano che queste statue facciano parte della storia della città e, anche se le persone scolpite hanno compiuto delle azioni orribili, i manufatti hanno comunque un  importante valore storico-artistico.

Questi monumenti fanno ormai parte della città ed eliminarli sarebbe distruggere una parte della sua storia per sempre.

Dopo questa analisi si può giungere alla conclusione che non si può creare una dicotomia tra giusto e sbagliato, ma l’eliminazione definitiva di questi artefatti deve essere fermata per evitare di compiere danni irreparabili dal punto di vista storico-artistico: si potrebbe invece conservare le statue in musei ed esporre nelle piazze di nuove che rappresentino i moderni ideali delle Nazioni.

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