• lunedì , 10 Agosto 2020

Inseguendo quel suono

di Giovanni Genzone

Durante questa prima metà dell’anno siamo stati provati da molte disgrazie, in primis la pandemia che sta sconvolgendo ancora il mondo intero. Questa sequenza di eventi dolorosi non sembra in procinto di concludersi: infatti pochi giorni fa ci ha lasciati uno dei più grandi artisti italiani di sempre, l’immenso Ennio Morricone.

Le musiche del Maestro hanno emozionato il pubblico dal dopoguerra fino a oggi: Morricone come compositore di colonne sonore ha infatti partecipato alla realizzazione di film, italiani e stranieri di grande successo. Grazie ai suoi brani il cinema ha raggiunto vette mai viste prima. La sua creatività permetteva di unire l’elegante con il popolare, rendendo tutto estremamente naturale. Si può dire che egli abbia sempre ricercato un’ideale di bellezza, che ha anche raggiunto in alcuni dei suoi lavori.

Uomo schivo e gentile, estremamente umano, colorava la settima arte con dolcezza, semplicità e con un irresistibile gusto comico che affondava le radici in una Roma povera e genuina, rinata. Morricone è stato perfetto interprete e divulgatore della musica, mantenendo sempre serietà e costanza. Musica che ha scandito la sua vita fino alla fine. “Senza musica la vita sarebbe un errore” scriveva Nietzsche, visione che si sposa egregiamente con quanto fatto dal musicista romano. Infatti l’uomo deve ricercare in tutte le cose una musicalità: per quanto minima o nascosta essa c’è sempre.

Dal principio la musica è stata grande protagonista della vita umana. Essa è la madre di tutte le arti e le influenza tutt’ora. L’uomo vive in funzione della musica e della bellezza e raggiunge l’apice della felicità con esse. Il suono è così importante nella vita umana che ci condiziona fin dal principio. Basti pensare che il primo senso che unisce il feto nel grembo materno con il mondo esterno è l’udito: viviamo col suono fin da prima della nascita e ci accompagna per tutta la nostra esistenza. Durante l’infanzia siamo più genuini, ma soprattutto curiosi; è questa curiosità che alimenta la creatività dell’artista che si rinnova sempre guardando semplicemente il mondo attorno a sé.

Morricone evidenziò in alcune interviste la necessità di mantenere quello spirito indagatore che con l’età tendiamo a dimenticare. In una società sempre più avanzata e tecnologica rischiamo di perdere la semplicità, che diventa sempre più rara e ricercata. Siamo amanti delle comodità e del lusso, e spesso non apprezziamo quei particolari che nell’insieme stonano, ma che nel piccolo sono le dissonanze che colorano le nostre giornate. Le musiche di Morricone non sono sempre armoniose, anzi per la maggior parte caratterizzate da scontri sonori che le rendono più reali. Queste esigenze di rappresentazione del reale e del bello, che si percepiscono nella sua opera , fanno sì che si avvicini ancora di più al pubblico, che però non sempre coglie i dettagli nei suoi componimenti. Il musicista ne era consapevole e non se ne preoccupava, ma preferiva addirittura che rimanessero lì e non venissero notati da tutti, ma da chi come lui amava visceralmente la musica.

In un’intervista disse che quando, fra cento o duecento anni, vorranno capire com’eravamo, è proprio grazie alla musica da film che lo scopriranno. La musica si fa portatrice di cultura e tradizione, essa è eterna e unisce tutti. Non è per forza elitaria o complessa, ma la sua semplicità paradossalmente non è sempre facilmente raggiungibile. Essa rappresenta le persone, i paesaggi e le emozioni nel modo più assoluto. L’uomo nel corso della sua vita cerca la bellezza, per poi scoprire che essa è attorno a lui fin dal principio, sotto forma di suono. Morricone è quell’uomo che in silenzio ha portato avanti la sua passione e con i suoi risultati ha fatto più clamore di chiunque altro.

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