• sabato , 19 Settembre 2020

Il suono della storia

Al giorno d’oggi per ascoltare musica sono sufficienti un paio di clic: sul cellulare, in radio, in macchina, alla fermata dell’autobus. La musica fa parte delle nostre giornate felici e di quelle tristi, è presente nei momenti di gioia e in quelli di lutto. Ovunque e comunque.

Una possibile definizione è quella riportata sull’Enciclopedia Treccani: mùṡica s. f. [dal lat. musĭca, gr. μουσική, femm. sostantivato dell’agg. μουσικός «musicale» (sottint. τέχνη «arte»)]. – 1. a. L’arte che consiste nell’ideare e nel produrre successioni strutturate di suoni semplici o complessi, che possono variare per altezza, per intensità e per timbro, per mezzo della voce umana, di strumenti o della combinazione di entrambe queste fonti.

Come affermava M. Schafer, compositore e ambientalista canadese, viviamo in un paesaggio sonoro naturale. Percepiamo continuamente suoni, anche in maniera inconscia, che hanno la capacità intrinseca di dare origine a colori e immagini e fanno riaffiorare nella nostra mente i ricordi che, per un motivo o per l’altro, associamo a quelle note.

Possiamo quindi affermare che la storia della musica è la storia dell’uomo, considerando la sua presenza costante e continua nei secoli e nelle diverse società umane che si sono susseguite.

La capacità degli ominidi di emettere suoni dimostra come la musica, ossia suono che trasmette emozioni, apparve probabilmente prima ancora della parola. Ad occuparsi di questo studio è stato Jeremy Montagu, dell’università di Oxford, che in un voluminoso saggio affronta la nascita della musica basandosi su reperti archeologici e resti di ominidi.

Studiando i crani dei fossili e le mascelle delle scimmie odierne, scoprì che circa un milione di anni fa, l’antenato comune dei Neanderthal e degli umani moderni aveva l’anatomia vocale per cantare, è ovviamente impossibile stabilire se davvero lo facesse.

Tuttavia sappiamo con certezza che 12.000 anni fa le stalattiti venivano suonate contro la roccia delle grotte, usate come casse di risonanza, e forse sono proprio questi i primi strumenti musicali.

La musica ci ha quindi accompagnati fin dall’inizio, forse ancora prima della parola, creando e consolidando legami, per citare le parole di Montagu “è persino possibile che la musica, abbia favorito la nascita della società stessa, tenendo insieme individui che avrebbero invece potuto condurre vite solitarie.”

Un’ulteriore conferma alla nascita della musica precedente a quella della parola può essere trovata nello studio condotto da un gruppo di neuroscienziati dell’Università Normale di Pechino e del MIT di Boston che dimostrarono come lo studio precoce della musica favorisca la capacità di elaborare i suoni che sono poi alla base delle abilità linguistiche. Sappiamo infatti che la musica e il linguaggio condividono molti aspetti dell’elaborazione dei suoni e la ricerca dimostra come studiando uno strumento, in questo caso il pianoforte, i bambini migliorano sia la capacità di percepire i toni, sia quella di discriminare le parole.

Inoltre, secondo altri due studi condotti da Samuel Mehr, ricercatore dell’Università di Harvard, imparare a suonare uno strumento aiuta i bambini a sviluppare creatività, disciplina e autostima, aumentando esponenzialmente il loro bagaglio culturale, senza però renderli più intelligenti, come invece sosteneva uno studio del 1993 pubblicato su Nature, secondo il quale ascoltando 10 minuti al giorno Mozart le capacità spazio-temporali sarebbero notevolmente migliorate.

La musica ci accompagna da sempre e lo farà per sempre, dalla nascita alla morte, in un turbine di sensazioni, suoni ed emozioni che creano immagini e fanno riaffiorare ricordi.

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