• mercoledì , 28 Ottobre 2020

Covid-19 party: musica e Coronavirus

In quest’ultimo mese, mentre il mondo fatica a rialzarsi e a raggiungere quella che definiamo “nuova normalità” fatta di distanziamento sociale e mascherine, a causa della pandemia globale che ci ha visti tutti coinvolti nei primi mesi di questo strano 2020, arriva dall’America la notizia di una nuova moda che ha dell’assurdo.

Nello stato di Washington, primo focolaio dell’epidemia negli States dove si contano oltre 15 mila contagi e più di 834 vittime, hanno avuto origine quelli che vengono chiamati “Covid-19 party”, ovvero feste, in cui persone risultate positive ai test incontrano persone sane che sperano, così facendo, di contrarre la malattia e quindi di sviluppare gli anticorpi per il Coronavirus, per tornare a vivere normalmente, senza misure di sicurezza.

Questa pratica, per quanto sembri incredibile, risulta non inusuale in America, in quanto solamente due anni fa, nel 2018, si era diffusa la pratica di quelli che vennero definiti “varicella party” atti allo stesso scopo dei “Covid-19 party” ma con un rischio per la salute e per la vita della persona nettamente inferiore.

Queste feste, infatti, non stanno avendo il risultato sperato ed immaginato ma, al contrario, stanno peggiorando la situazione sanitaria precaria degli Stati Uniti, che rimangono il paese più gravemente colpito dalla pandemia, dalla quale non accennano a rialzarsi.

Queste folli feste vanno di moda soprattutto tra i giovani, la maggior parte di età compresa tra i 20 e i 30 anni, i quali, ritenuti in precedenza “fuori pericolo”, dato il basso tasso di mortalità legato alla loro fascia d’età, stanno contraendo e sviluppando un ceppo particolarmente aggressivo di Coronavirus che risulta loro fatale nella maggioranza dei casi.

Solo pochi giorni fa, un trentenne di San Antonio (Texas) è deceduto al Methodist Hospital  a causa di complicazioni causate dal Coronavirus, contratto ad un “Covid-19 party” a cui si era recato pochi giorni prima, in quanto scettico in merito alla reale pericolosità del virus.

Tuttavia il trentenne è solo una delle numerose persone che stanno perdendo la vita dopo aver preso parte ad un “Covid-19 party”.

 Infatti, alla fine dello scorso giugno, una ragazza di diciassette anni, immunodepressa a causa di un cancro,  ha perso la vita dopo essere risultata positiva al Coronavirus, contratto ad un “Covid- 19 party” tenutosi in una chiesa, dove le centinaia di persone presenti  (tutte rigorosamente sprovviste di apparecchiature di sicurezza) non hanno mantenuto il distanziamento sociale con il solo scopo di ammalarsi.

Ciò che fa rabbrividire di questa vicenda, è il ruolo della madre, infermiera fervente NO-VAX che, convinta che la figlia potesse farcela, l’ha accompagnata alla “festa” e una volta contratta la malattia ha aspettato una settimana prima di farla ricoverare, ma purtroppo per la giovane non c’era più nulla da fare.

Nonostante questa pratica risulti, per la maggioranza delle persone che hanno vissuto in prima linea l’emergenza sanitaria dei mesi scorsi, assurda e per certi aspetti suicida, negli Stati Uniti non sembra fermarsi.

Coronavirus Disease 2019 Rotator Graphic for af.mil. (U.S. Air Force Graphic by Rosario “Charo” Gutierrez)

Ciò ha spinto i medici di tutto il paese a lanciare messaggi e appelli sui social e internet, nella speranza che la frequenza di queste feste diminuisca.

Anche il noto virologo italiano Roberto Burioni che spesso abbiamo sentito nei programmi di dibattito televisivo nei mesi del lockdown, si è esposto sulla vicenda in un articolo su MedicalFacts, rivista scientifica, ripetendo come le mascherine il distanziamento sociale siano mezzi necessari e obbligatori per contrastare la diffusione del virus ed evitare di tornare alla chiusura totale del paese.

Concordiamo tutti sulla scomodità delle mascherine e di tutte le norme di sicurezza che siamo tenuti a rispettare, tuttavia dobbiamo tenere ben in mente che l’arrivo della bella stagione non elimina di conseguenza il rischio di contagio, e che quindi nonostante il caldo, in luoghi pubblici o chiusi, in cui non è rispettabile la distanza, è necessario indossare la mascherina.

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