• giovedì , 26 Novembre 2020

Il Paradosso della Scelta

Nell’ormai lontano 2005 lo scrittore del libro “Il Paradosso della Scelta“, Barry Schwartz approfondisce i concetti della sua pubblicazione e, nonostante si tratti di 15 anni fa, i suoi discorsi sembrano più attuali che mai.

Egli pone come inizio del suo cammino da scrittore quello che lui stesso definisce il “Dogma Ufficiale“, applicato in tutte le moderne società occidentali, che recita: se si vuole massimizzare il benessere dei cittadini, l’unico modo è quello di massimizzare la libertà individuale. Da questo principio primo si deduce che se le persone hanno la libertà, ognuno è libero di compiere le proprie scelte, legando così in un rapporto di proporzionalità diretta le tre variabili: più scelte si hanno, più aumenta la libertà, da cui ne consegue un aumento di benessere.

Si tratta di un ragionamento matematico molto chiaro e lineare, ma il mondo reale funziona davvero così?

Ogni sfaccettatura della quotidianità ha ormai raggiunto cifre enormi per quanto riguarda le alternative disponibili: in un tipico supermercato un cliente può trovarsi di fronte ad una scelta di ben oltre 175 condimenti per insalata, il settore sanitario è arrivato ad offrire diversi farmaci per la stessa malattia e anche qualcosa di così cruciale come l’identità è diventata una questione di scelte: ormai non la si eredita più, ma la si inventa e reinventa ogni volta che si ritiene necessario.

E’ così che quindi la vita in primis si rivela una questione di scelte, ma la vastità delle possibilità non è sempre da considerarsi un fattore positivo. Essa infatti comporta principalmente due effetti negativi sulle persone. Infatti, per quanto ossimorico possa sembrare, produce una paralisi piuttosto che una liberazione, a causa del fatto che con così tante diramazioni possibili la gente si trova più in difficoltà a fare una scelta e preferisce piuttosto non farla del tutto. In secondo luogo, nel caso fortunato in cui sia possibile superare la fase di paralisi, e quindi effettivamente compiere una decisione, il risultato finale tende ad essere meno soddisfacente di quello che sarebbe stato se si fossero avute meno possibilità tra cui decidere.

Le ragioni che Schwartz fornisce sono basate su teorie economiche, in particolare due: la cosiddetta “costo opportunità“, per cui il valore di un oggetto dipende a cosa lo compariamo; infatti, quando le alternative sono molteplici non risulta difficile immaginarsi scenari in cui le scelte rigettate possiedono caratteristiche attraenti, portando a meno soddisfazione con la decisione presa, nonostante sia comunque una buona scelta. Segue poi la teoria dell’ “incremento delle aspettative” che meglio si esplicita attraverso la celebre frase fatta “si stava meglio quando si stava peggio”, questo perchè quando si stava peggio, il mondo, o meglio l’industria globale, riusciva ad offrire una o poche più scelte, e quindi basse aspettative, quindi, nel caso di insoddisfazione, una gran parte della colpa poteva tranquillamente ricadere sulla scarsità dell’offerta. Oggi invece, che l’economia mondiale fornisce valide opzioni e sempre più alte aspettative per esse, quindi tocca al compratore fare la sua scelta, in caso di esito negativo di quest’ultima l’unico da poter colpevolizzare è il compratore stesso, che è niente altro che il “noi” generico.

Così lo scrittore arriva a riscrivere il suo “Dogma Ufficiale”, che recita: non vi è dubbio che fare una scelta sia meglio di non farla, ma non ne consegue che più scelte siano meglio di alcune scelte.

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