• lunedì , 26 Ottobre 2020

Il passato che insegna

di Giulia Grasso

Da qualche mese a questa parte la nostra quotidianità è cambiata radicalmente; il 2020 ha portato con sé molteplici novità, per lo più spiacevoli, le quali però, ci hanno insegnato molto, intagliando nella nostra vita nuove abitudini e principi.

Oltre ad essere l’anno della pandemia disastrosa, il 2020 si sta voracemente proclamando anno delle proteste antirazziali. La morte del cittadino afroamericano George Floyd è stata la goccia che ha fatto traboccare quel vaso che, già ricoperto di crepe, conteneva ormai da tempo la forte rabbia di un popolo mai pienamente rispettato.

La voce degli afroamericani si è alzata e diffusa in modo capillare: dopo pochi secondi dalla morte di Floyd i social si sono riempiti di post, video e commenti a riguardo; nelle strade e nelle piazze delle principali città degli Stati Uniti prima, e in quelle di molti Paesi dopo, la folla si è fatta sentire. L’opinione pubblica è stata scossa da una forte ondata di eventi, voci e personaggi; sembrerebbe infatti che la battaglia contro il razzismo stia sensibilizzando profondamente in primis la popolazione americana, in secondo luogo tutto il pianeta.

Prendendo esempio dalla protesta degli afroamericani, in questi giorni molte comunità considerate come minori o comunque di basso rilievo sociale, hanno preso coraggio e deciso di far sentire la loro voce. Alcuni esponenti dei Powhatan, una comunità di nativi americani presente a Richmond, in Virginia, hanno abbattuto la statua di Cristoforo Colombo situata in un parco cittadino, l’hanno bruciata e gettata in un laghetto. Anche a Boston, in Massachusetts, alcuni manifestanti hanno decapitato la statua raffigurante l’iconico esploratore italiano vissuto nella seconda metà del ‘400.

Queste azioni hanno scatenato critiche non poco rilevanti. Statue di Cristoforo Colombo sono presenti in centinaia di città in tutto il mondo, è sempre stato un simbolo, quello della conquista di un nuovo mondo, dell’intelligenza dell’uomo e della sua grandezza; ovviamente c’è sempre un altro lato della medaglia: per molti Colombo è simbolo dell’inizio della colonizzazione, dunque l’inizio della schiavitù del popolo africano e dello sterminio di quello nativo. Non è la prima volta che Colombo finisce al centro delle polemiche. Tre anni fa a Los Angeles il consiglio comunale decise di sostituire il Columbus Day con l’Indigenous and Native People Day, la festa delle popolazioni indigene e native.

Il ricordo di Colombo non è l’unico ad essere considerato nocivo per la crescita del Paese: anche statue raffiguranti diversi generali della guerra di secessione sono state brutalmente vandalizzate. Tutto ciò al fine di sviluppare nella popolazione un nuovo pensiero, che rinnega pienamente il passato.

Colombo è simbolicamente per loro l’iniziatore del genocidio di alcune antiche comunità di nativi; indubbiamente il trattamento subito da queste ultime non è stato esemplare, anzi al limite della decenza umana. Storicamente si è contato che in circa 50 anni siano state sterminate 230000 persone, abitanti nelle Antille. Di certo gli efferati eccidi da parte degli spagnoli non furono una causa trascurabile dell’estinzione degli indios: i conquistadores, sempre alla ricerca di oro a ogni costo, giungevano a bruciare i villaggi sterminando le intere popolazioni, inclusi vecchi e malati. Uniche sopravvissute erano in genere le donne più giovani e le bambine, che erano però condotte via nude come prigioniere. Questi fatti sono ormai cuciti nella cultura nativa, visti con odio.

Il paradosso è che senza quel pezzo di storia, di cui Cristoforo Colombo indubbiamente fa parte, gli Americani di oggi non esisterebbero; o forse, sarebbero molto diversi. inoltre i difensori di Colombo hanno sempre ribattuto soprattutto su un punto: le violenze commesse dagli spagnoli avvennero soprattutto dietro ordini della monarchia spagnola.

In conclusione rinnegare il passato è un tentativo pleonastico. Molteplici errori sono stati compiuti dai nostri predecessori; basti pensare che ogni anno la giornata del 27 gennaio è dedicata alla memoria di atti impensabili oggigiorno che, tuttavia, propongono una riflessione molto profonda al fine di non ripetere gli errori del passato. Cambiare è giusto ma non c’è cambiamento senza il ricordo di ciò che è stato.

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