• mercoledì , 21 Ottobre 2020

Come non risolvere i problemi secondo Dumas e Pirandello

di Pietro Berruto

L’essere umano ha sulla Terra un limitato periodo di tempo per vivere e può amministrarlo come meglio crede, nei limiti dell’etica e della legge. Talvolta però una persona può compiere errori, o comunque azioni che considera tali, o subire ingiustizie; entrambe queste spiacevoli possibilità, hanno la possibilità di causare rimorso e pentimento nella persona che ha subito o compiuto queste possibilità. Per questo motivo, gli esseri umani spesso pensano a come vorrebbero cambiare quel momento della propria vita che, come una macchia di caffè sporca una camicia, ha intaccato la propria felicità.  Questo concetto è stato rivisitato in chiavi più fantascientifiche o magiche in un numerosi film, spesso affidandosi al viaggio nel tempo: Ritorno al Futuro, Ricomincio da capo e Cambia la tua vita con un click, per fare qualche esempio famoso. Ma ci sono casi, nella letteratura, in cui questo concetto è stato presentato in maniera più verosimile, proponendo di crearsi semplicemente una nuova vita invece di andare a modificare quella già vissuta. E’ il caso degli scrittori Alexandre Dumas e Luigi Pirandello.

Dumas, nel suo Il Conte di Montecristo,  introduce il personaggio del marsigliese Edmond Dantès, giovane marinaio di mercantili, futuro capitano e prossimo a maritarsi con la sua fidanzata, Mercédès. A causa dell’invidia di suoi amici, viene denunciato per un crimine che non ha commesso. Edmond viene dunque, anche a causa dell’egoismo del magistrato De Villefort, sbattuto in prigione dove sarebbe rimasto per anni. La sua vita è distrutta, privata di ogni possibilità di redimersi . Il caso vuole che Dantés riesca ad evadere e trovare un tesoro indicatogli essere dall’amico sacerdote Faria sull’Isola di Montecristo. Con la montagna di soldi ottenuta si ricostruisce una vita da riccone, approfittandone per vendicarsi sulle persone che precedentemente gli avevano rovinato la vita, rovinando le loro a sua volta.

Pirandello, nel Il fu Mattia Pascal, offre una visione differente. Mattia Pascal, vessato dai tormenti dalla vita quotidiana, come l’instabilità economica o la stressante convivenza con la moglie e la suocera, scappa via a Monaco, senza dire niente a nessuno, per prendersi una pausa da tutto e tutti. A Montecarlo, però, inizia a vincere ai casinò, arricchendosi velocemente e senza faticare. Volendo a questo punto tornare a Miragno, il suo paese, legge su un giornale della propria morte, o meglio, della morte di una persona che tutti credono essere Mattia Pascal, ormai scomparso da poco meno di due settimane. Mattia, ricco e ritenuto morto, avendo deciso di rifarsi una vita, inventa l’alias di Adriano Meis e inizia girovagare per l’Europa, fuggendo dalla sua precedente situazione familiare e lavorativa.

Dunque entrambi i nostri protagonisti hanno avuto l’occasione di ricominciare e l’hanno colta in modo differente. Dantés, per lo smacco subito, ha scelto di tornare in pompa magna, far fallire economicamente qualcuno, rovinare famiglie, indurre persone al suicidio, e avere la sua vendetta. Ha scelto di creare un’inutilmente elaborato piano al solo scopo di farla pagare alle persone che lo hanno fatto incarcerare. Indi per cui la scelta del mite Mattia Pascal, quella di lasciarsi il passato alle spalle e di fuggire da tutto e tutti, sembra la scelta più intelligente, più matura; in realtà, non è solo Dantès il bambinone, ma pure Pascal, che da vigliacco fugge dalle sue responsabilità, andandosela a spassare per l’Europa, fino a che non rinsavisce e torna a Miragno a riprendere la sua vita normale.

La verità è che il passato ormai c’è stato e iniziare una nuova vita da zero non serve a niente, perché si sarà sempre legati al passato. Ognuno ha il dovere di prendersi le proprie responsabilità, soprattutto se ha trovato i mezzi necessari per farlo. Le scelte di Edmond Dantès e Mattia Pascal, per quanto pittoresche, non vanno prese d’esempio, ma si possono comunque leggere le opere loro dedicate, capolavori della scrittura.

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