• giovedì , 29 Ottobre 2020

Il tesoro celato in un volto nuovo

di Edoardo Ruà

Viaggiare per conoscere e per imparare: questo è l’imperativo che accumuna la maggior parte dei giramondo ma ormai è sempre più lontano dal concetto di conoscere attraverso le persone. Nell’ultimo mezzo secolo si è oramai estinta la cultura di partire per un itinerario anche abbastanza lungo con la convinzione e la speranza di essere arricchiti dall’incontro con altre persone. Purtroppo così facendo si è persa un’abitudine che permetteva l’incontro anche di “mondi” che non avevano nulla in comune tra loro ma che poi tornavano un poco più ingranditi ed impreziositi. Il viaggio passava in secondo piano, ci si ritrovava in un errare quasi senza meta ma in cui si condividevano le speranze, le fatiche e i pensieri.

La condivisione o meno del proprio cammino con un altro uomo e dettata dall’altruismo che ognuno ha recondito in sé. Bisogna infatti essere disponibili a donare un pezzo di sé stessi al compagno di viaggio ma anche aver la predisposizione a ricevere ciò che lui offre in cambio. È un baratto alla pari in cui la merce scambiata non si vede ma sarà dentro alla proprio essere per sempre. Purtroppo oggi giorno si cerca di ingannare questo sistema di scambio volendo solamente ricevere senza condividere. Così facendo viene a cadere il prefisso del verbo e ciò che invece resta è una divisione ancora maggiore.

In questo momento storico le persone viaggiano per staccare dalla quotidianità e per stare da sole, o al massimo con un numero di pochi eletti che sono degni di partecipare al loro itinerario. Ovviamente sono decisioni assolutamente rispettabili e sicuramente non sbagliate ma è nel fatto di darle per scontate e non pensare ad un’alternativa che sta l’errore. Agendo sempre in questa maniera ci si precludono nuove conoscenze e scoperte, oltre che possibli nuove passioni. Purtroppo gli uomini, in questo momento, hanno un estremo bisogno di imbattersi in individui di altre realtà in modo da mettere la testa fuori dalla propria zona di comfort; ma non vogliono comprenderlo. Le persone a cui ci si relaziona si incontrano in base alla propria vita e alle proprie occupazioni dunque dipendono da noi e dalle nostre scelte.

Le avventure e i pellegrinaggi che si vivevano in tempi più antichi univano uomini ma anche intere generazioni, popoli e culture. L’approcciarsi con il diverso garantiva un accrescimento del proprio pensiero e del proprio animo oltre che un’ampia rete di conoscenze. Ora è complicato fare traversate, che si percorrevano anche a piedi, di quelle carature ma condividere anche solo un paio di giorni con nuovi volti e nuove menti ci avvicinerebbe ad un Mondo più unito e consapevole dell’altro.

Occorre riscoprire la bellezza di ascoltare a tutt’orecchi ed essere persi nei racconti che vengono offerti. Oggi si sente di sfuggita, con l’orecchio facile a dimenticare, ma con l’occhio troppo cullato dall’immediatezza di una foto passeggera. La comunicazione sta trovando un’espressione sempre più esclusivamente visiva, dimenticando l’ascolto e la lettura. Alle elementari veniva insegnato che ascoltare è diverso da sentire ma ultimamente sembra che questa nozione non è mai stata imparata. Bisogna curarsi di parlare meno e ascoltare di più perché è apprendere nuove culture e diverse esperienze ciò che ci arricchisce; e non raccontare ciò che già sappiamo e di cui andiamo fieri. In sostanza bisogna riscoprire la preziosità di essere altruisti e condividere esperienze da cui si può uscire più formati.

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