• domenica , 25 Ottobre 2020

Harry Potter contro la monarchia

Ormai da mesi, in alcuni paesi del Sud-est asiatico (e non solo) ha iniziato a farsi strada tra la popolazione, un malcontento generale nei confronti delle forme di governo attuali, considerate da molti semi dittatoriali e poco democratiche.

Certamente tutti ricorderemo le violente proteste che hanno avuto luogo a Hong Kong dove negli ultimi mesi dello scorso anno studenti e forze dell’ordine si sono scontrati nelle strade, provocando numerosi feriti e lasciando non poca tensione nell’aria. Allo stesso modo nelle Filippine ha iniziato a farsi forza un potente movimento anti-governativo e anti-autoritario in seguito alla decisione del presidente Duterte di emanare una legge anti-terrorismo che lascia un po’ troppa libertà alle forze dell’ordine.

Dal gennaio di quest’anno, anche la Thailandia è diventata scenario di numerose proteste anti-governative che hanno visto, come ad Hong Kong, nelle vesti di principali protagonisti, studenti universitari e studenti delle scuole superiori.

La somiglianza che lega le proteste thailandesi con le proteste di Hong Kong, non sta solo nella giovane età dei manifestanti, ma soprattutto nella forza e nel coraggio, di cui quest’ultimi si sono “armati” per combattere governi che sono notoriamente poco pacifici, sordi alle istanze popolari e intolleranti nei confronti di chi si oppone loro.

Tuttavia il caso della Thailandia stupisce più degli altri.

Infatti, sebbene lo stato non sia più una monarchia totalitaria, in seguito a un colpo di stato avvenuto nel 1932, è ancora forte l’idea del sovrano visto come una divinità che, in quanto tale, mantiene un’enorme influenza sulla politica e sulle vicende del regno.

Proprio per questo motivo, nel paese vige la legge di lesa maestà più dura al mondo: quindici anni di reclusione per tutti coloro che si oppongono, diffamano, minacciano o insultano il sovrano, la regina e tutta la loro corte.

Nonostante questo, le pacifiche proteste iniziate dagli studenti, stanchi delle rigide regole scolastiche imposte dai regimi militari del passato, come quelle che chiedevano ai ragazzi di avere i capelli a spazzola e alle ragazze di tagliarli all’altezza dei lobi delle orecchie o ancora quelle che prevedevano punizioni corporali (come la fustigazione) per tutte le infrazioni al codice della scuola, non si sono fermante ma, al contrario, sono presto degenerate in manifestazioni contro il primo ministro thailandese Prayuth Chan-ocha, capo dell’esercito colpevole del colpo di stato avvenuto nel 2014, e contro lo stesso sovrano Vajiralongkorn.

Nelle ultime due settimane, dopo una pausa di quattro mesi dovuta allo stato d’emergenza proclamato per combattere i problemi causati dal Covid-19, le manifestazioni sono riprese, fino al 3 agosto di quest’anno, quando i manifestanti hanno scelto di scendere in piazza in una maniera un po’ insolita e quasi divertente per coloro che non conoscono i retroscena della vicenda. Infatti 200 protestanti anti-governativi si sono mascherati da personaggi di Harry Potter e sono scesi per le strade della capitale, Bangkok.

Per chi è fan dell’universo immaginario creato da J. K. Rowling, sarà facile cogliere il collegamento tra l’antagonista Lord Voldemort, chiamato nella saga “Colui-che-non-deve-essere-nominato” e la monarchia thailandese, lasciando solo intendere il vero destinatario della protesta e aggirando così l‘ostacolo rappresentato dalla legge di lesa maestà sopra citata.

Non è la prima volta che i manifestanti scelgono questo diverso e strano modo di protestare travestendosi occasionalmente anche da star del pop o prendendo come mascotte il criceto “Hamtaro“, da diverso tempo, inoltre, gli anti-governativi usano i simbolo tipico della saga degli “Hunger Games” ideata da Suzanne Collins, delle tre dita alzate verso il cielo per mostrare come anche loro, come i protagonisti del film, combattano contro una dittatura.

Travestiti o in uniforme scolastica lo scopo delle manifestazioni è sempre lo stesso: vedere finalmente riscritta la costituzione imposta nel paese in seguito al colpo di stato del 2014, che conferisce largo potere alle forze militari ma che non lascia spazio per i diritti umani richiesti dalla popolazione.

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