• martedì , 1 Dicembre 2020

Fake news, manipolazione e social network dalla classicità ai giorni nostri

La vittoria di Donald Trump del 2016 ha portato l’attenzione sul tema delle fake news. Il neologismo ha conosciuto una vastissima diffusione a partire da questo momento ed è entrato prepotentemente nel lessico giornalistico. Come responsabili di questa situazione sono stati additati le nuove piattaforme digitali e i social network. E’ importante specificare che i social network non sono i responsabili della nascita delle fake news, ma hanno contribuito all’amplificarsi della loro diffusione. 

Le prime bufale della storia risalgono al V secolo a.C. e vengono attribuite ai sofisti. Questi intriganti filosofi, attraverso la retorica, l’arte di argomentare e persuadere, riuscivano ad avere ragione sull’altro. E’ importante sottolineare il fatto che i sofisti non cercavano di far passare il falso per vero o viceversa, ma tentavano di “creare” la verità attraverso la manipolazione delle opinioni. Essi ebbero la grande intuizione di capire che è la manipolazione delle opinioni personali che garantisce il potere, non l’aderenza a valori comuni e accettati.

Sempre al V secolo a.C. risale una fake news diffusa durante la Guerra del Peloponneso che segnò definitivamente il destino del generale spartano Pausania. Egli fu infatti accusato di tradimento per la presunta volontà di allearsi con il re persiano Serse. L’accusa trovava il fondamento in una lettera, il canale preferito  per la diffusione di notizie false in mancanza di altri mezzi di comunicazione. Il condottiero Pausania provò invano a cercare rifugio giungendo in un tempio nel quale, però, fu murato vivo.

La comunicazione e la diffusione delle idee e delle notizie cambiò volto con l’innovativa invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg. Di conseguenza, l’Occidente venne progressivamente invaso dalla carta stampata ma allora, più che adesso, distinguere una notizia vera da una falsa doveva essere molto complicato. Prima di questa rivoluzione le bufale erano principalmente legate all’ambito politico e propagandistico.
Un lampante esempio è l’Historia Regum Britanniae, risalente al 1316, il cui autore è Goffredo di Monmouth. Quest’opera abbonda di avvenimenti fittizi per giustificare la leggendaria fondazione dell’Inghilterra per mano dei Troiani. 

Il 21 febbraio 1814 un ufficiale scosse l’Inghilterra diffondendo la notizia della presunta morte di Napoleone Bonaparte. La Borsa reagì schizzando alle stelle; molti azionisti si precipitarono a investire convinti della veridicità dell’informazione lasciando così il trono ai Borbone. Il responsabile, Thomas Cochrane, fu arrestato e condannato per aggiotaggio.

Le bufale sono proprie del modo di comunicare dell’uomo sin dall’antichità perché rispondono ad un suo naturale bisogno cognitivo. L’essere umano ha sete di conoscenza e percepisce l’impellente necessità di essere al corrente di cosa stia accadendo e perché. Tuttavia, a causa di questa voglia di conoscere ci si scontra inevitabilmente con quel terreno labile che è la narrazione della realtà, per sua natura fallace.
Un elemento chiave nella diffusione delle fake news è la paura. Tendenzialmente le voci infondate nascono e si diffondono quando la gente si sente insicura e ansiosa rispetto a qualcosa che la riguarda personalmente. Maggiore è l’ansia collettiva, maggiore è la possibilità della diffusione di informazioni non verificate.


Un’interessante conseguenza della diffusione senza controllo delle fake news è la post-verità, espressione aggiunta al dizionario di Oxford nel 2016.  Alla base di questo fenomeno c’è una tecnica di persuasione secondo la quale più si ripete una determinata informazione e più l’interlocutore si convince della sua veridicità.  

“La post verità è un fenomeno che si verifica in circostanze nelle quali i fatti obiettivi sono meno influenti nell’orientare la pubblica opinione rispetto agli appelli all’emotività e alle convinzioni personali’”. (Definizione data dal dizionario di Oxford)

Le nostre convinzioni non vengono scalfite neppure quando vengono chiaramente smentite dai fatti. La decisione di inserire quest’espressione nel dizionario è stata presa in seguito al continuo uso che se ne è fatto nel corso del 2016 in ambito politico: riguardo il referendum sulla Brexit e, in seguito, circa le elezioni statunitensi.

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