• venerdì , 22 Gennaio 2021

Paure, fobie e complotti

Esiste una marcata differenza tra paura e fobia: entrambe creano in noi un senso di inquietudine e sbigottimento, ma non in contesti analoghi.

La fobia è un terrore che sorge nell’ individuo al solo pensiero di un qualcosa o di una situazione particolare; perciò pur esistendo innumerevoli fobie, che variano da individuo a individuo e che possono essere più o meno presenti nel singolo, esse sono ben riconoscibili e catalogabili. Basti pensare alla agorafobia, o alla claustrofobia, o alla aracnofobia e molte altre.

copertina dell’album “Fear of the dark” degli “Iron Maiden”

La paura è, invece, una reazione spontanea e difensiva che l’essere umano inconsciamente applica nel momento in cui si sente minacciato.

Si può così dire che difficilmente l’uomo sappia indicare con precisione ciò che lo spaventa, ma trovandosi in ambienti o a contatto con altri, che considera per qualche motivo ostili, percepisce diverse reazioni di paura con diversi gradi di intensità mostrando così una mutevolezza e un’ innumerevole varietà di timori che variano a seconda del contesto.

Esistono poi paure che sono più simili a un senso di spaesamento ed inadeguatezza e che appaiono quando la finitezza dell’ uomo si trova davanti a qualcosa o di troppo complicato per essere compreso in base alle proprie conoscenze, oppure nel momento in cui percepisce un’ aura di smarrimento di fronte alle grandi domande esistenziali che sempre l’ uomo si pone da secoli.

Il timore più noto che l’uomo percepisce davanti a tali questioni esistenziali è il timor mortis; un dubbio perenne che l’uomo cova come una fiamma sotto la cenere ardente che si palesa solo in alcuni istanti pur rimanendo sempre accesa. Discusso da sempre da filosofi con tesi stoiche, sensistiche o religiose, rimane frutto di interrogativi e dibattiti.

Un’altra forma di questo timore è data dalla difficoltà di comprensione di tematiche complesse e durante quest’ anno abbiamo assistito ad un fenomeno ampiamente diffuso che è esempio di ciò; il negazionismo.

manifestanti della teoria del complotto di Qanon

Questa reazione di molti di fronte alla pandemia se pur non lo sembri è paradossalmente una reazione di paura; infatti costoro, che non dispongono di sufficienti mezzi culturali per comprendere il divenire di questa situazione complicata e che appare estranea alla normalità, hanno preferito una via che proponeva risposte più intuibili e facilmente comprensibili.

Sono proprio queste risposte di negazione il frutto della loro paura; infatti di fronte ad  una natura che appare come incontrollabile e invisibile dà maggiore conforto pensare che vi sia un qualcuno che voglia ingannare con qualche complotto di ordine mondiale. Questo non perché appaia a loro come un male minore ma semplicemente perché così è per loro più semplice individuare un responsabile, un nemico tangibile da combattere e non un virus invisibile e incontrollabile dall’ uomo.

La teoria del complotto è una reazione di paura in quanto rassicura identificando un capro espiatorio e in più, avendo posto questo bersaglio comune, fa sentire tutti coloro che aderiscono a questa idea accolti e facenti parte di questa stessa società.

Infatti la anche il contesto civile in cui viviamo ha aumentato le paure dei singoli individualizzando. Infatti mettendo in risalto, come modelli di riferimento, delle particolari figure di spicco che il singolo cerca di imitare, ha aumentato il divario tra aspettativa e realtà dell’ individuo; ovvero mostrando unicamente, in modo esageratamente narcisistico, la bella faccia di sé stessi si crea un senso di inadeguatezza che è dato da quella che sembra quasi una gara tra le aspettative proposte e amplificate dai social e le reali possibilità e potenzialità dell’ individuo.

Un’ alta paura della nostra società contemporanea, ma purtroppo da sempre presente, è il razzismo come paura dell’ altro estraneo a noi. Frutto di innumerevoli fatti storici e violenze risulta ad un pensiero ragionato una paura futile e distruttiva.

Infatti la paura è un meccanismo di difesa che sorge spontaneo, ma è anche bene che venga riconosciuto e ponderato dalla ragione umana in modo da distinguere così le paure che realmente ci aiutano a difenderci da quelle che risultano essere dannose per noi e per gli altri.

Nel caso di una paura utile alla difesa basti pensare al famoso caso clinico dei Phineas Gage che avendo subito, da parte di un palo di metallo conficcatosi nel cranio, gravi danni a quella parte cerebrale chiamata amigdala, che ha il compito di gestire la paura,  esponeva se stesso a gravi rischi per la propria salute a causa dell’assenza di paura.

ricostruzione dei danni subiti dal palo su Phineas Gage

Invece riferendosi al senso di inadeguatezza o ancor più al razzismo si delinea una paura che risulta essere distruttrice e malsana per sé e per gli altri.

Sta alla nostra ragione saper gestire la paura e distinguere tra queste due diverse.

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