• giovedì , 15 Aprile 2021

Buonismo prêt à porter

di Carlo Ponti

La società di oggi è una società che ci chiede di essere buoni, sempre. E’ una società che ha posto una nettissima linea di demarcazione tra il bene e il male. Bene, buono; male, cattivo. E’ una società in cui se hai la mascherina, sei una persona sana e coscienziosa; se invece non ce l’hai, sei un pazzo criminale che vuole ammazzare le vecchiette a suon di boccate d’aria. Ma se quello con la mascherina picchia l’altro che non ce l’ha, allora è giusto. Perché? “Perché sì”. La nostra società è una società lobotomizzata.

L’uomo è giusto se lavora, se è solidale, se produce, se non inquina, se mangia bene, se impara, se aiuta, se è onesto. L’uomo è sbagliato se ruba, se mente, se ferisce, se uccide, se urla, se picchia, se sbraita, se si infuria. Ce l’hanno insegnato. E noi non abbiamo mai chiesto perché. Per alcune cose giustamente, per altre no.

I nostri nonni sono nati e cresciuti in un contesto di intolleranza. Se ne sono allontanati, il più possibile. Hanno insegnato ai nostri genitori, esattamente come dei programmatori informatici, che non vi è nulla di più corretto se non il rispetto dell’altrui persona. Punto. Chiuso il discorso. 

I nostri genitori lo hanno trasferito a noi e così dagli anni ’60 sono state create sempre più associazioni e di difesa di un gruppo piuttosto che di un altro. Nel 2021 ci viene detto che bisogna rispettare e sostenere gli “aster gender”, gente che ha la sessualità di una stella. Esatto, è scritto bene. Una stella.

In una società del genere mi sento di poter affermare che ha assai più valore l’”intollerante” del “tollerante”. L’intollerante è colui che ha fatto una scelta, compendiando le alternative. E’ colui che non si appiattisce al “perché sì”, colui che non regredisce allo stato di foca ammaestrata. Il tollerante invece è l’ignavo, colui che non si domanda, colui a cui va bene così. Il tollerante è una persona che si accontenta, finché continua a ricevere il suo stipendio, la sua magra fonte di sostentamento. Non ha alcun interesse ad elevarsi, a  migliorarsi intellettualmente, e al contempo non ha interessi nel perdere le sue entrate. E’ un baco da seta che rimane lì, in attesa. Forse un giorno sboccerà, forse.

Uno dei più ironici studi scientifici l’ho visto fare su un gruppo di cento persone di estrazione sociale, etnia ed età diversa. Venne chiesto loro di alzare la mano qualora credessero di essere nella metà più bella: alzò il braccio l’85% dei presenti. poi venne domandato loro di farlo se credevano di essere nella metà più intelligente: circa 80 persone alzarono il braccio. All’incirca il 30-40% di costoro, e quindi ipoteticamente della popolazione mondiale, vive in una grande illusione. E proprio questa illusione viene data dalla società. Essa ci ha insegnato che la bruttezza, la grettezza, la stupidità, l’ignoranza, la non curanza di sé è da tollerare, da far finta di niente. Tutti costoro che vivono insegnando, promulgando e ostentando questi ideali sono venditori di illusioni e contribuiscono al deterioramento della società.

Una cosa che invece è assai corretta a suon di logica è l’onestà. In ogni sua forma. E perciò alle persone tolleranti bisogna lanciare un appello di correttezza intellettuale.

“Devi essere onesto per vivere fuori dalla legge”, Bob Dylan, premio Nobel per la Letteratura.

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