• giovedì , 15 Aprile 2021

Il viaggio della letteratura o la letteratura del viaggio?

Nelle coscienze estreme

L’esponente della sinistra hegeliana Ludwig Feuerbach sosteneva che l’uomo, affinché potesse prendere vera coscienza di se stesso, dovesse uccidere Dio, Fichte invece, di lui pochi anni antecedente, reputava che l’unico modo per realizzarsi dell’Io fosse contrapporre un Non-Io, la materia, e, andando indietro nella storia della filosofia, la realizzazione dell’uomo è il tema per eccellenza, tanto saliente quanto controverso, dell’intero sistema della disciplina.

Il letterato francese Charles Baudelaire sosteneva invece che bisognasse raggiungere “mondi altri” per scoprire la verità ulteriore, ma questa era privilegio per pochi eletti, per quei poeti veggenti che avevano trovato la giusta ispirazione, o la giusta sostanza stupefacente.

Viaggio del mondo in 4000 anni

Dopo un’analisi della storia del mondo, non è in realtà difficile evincere che l’umanità ricerca “mondi altri” da ben prima dell’ Ottocento: basti pensare alle capacità di navigazione dei Fenici, all’importanza che si attribuisce all’anno 1492, tanto da usarlo come spartiacque tra Medioevo ed Età Moderna, al viaggio del 1770 di James Cook verso le allora sconosciute Australia e Nuova Zelanda, fino al tempo presente, dove la ricerca si è convertita addirittura verso “pianeti altri”, esempio per antonomasia quello della sonda Perseverance recentemente spintasi fino a Marte.

Ragionamento analogo può essere applicato al romanzo, seppur la sua diffusione sia di più recente data, tra il Settecento e l’Ottocento, fatto dovuto ad implicazioni squisitamente di ambito tecnologico e socio-economico, la letteratura ha sempre accompagnato l’evolversi dell’umanità, tanto da essere diventata criterio fondamentale per la definizione di una civiltà.

Lo strano caso del dr. Fenomeno e il signor Noumeno 

Seppur la forma scritta privi delle sensazioni uditive, tattili e visive, come molti filosofi ci terrebbero a ricordare, la sensazione altro non è che un punto di partenza in quanto primo approccio con il reale, è la prima forma di distinzione tra individuo e natura. Così il libro, filosoficamente parlando, diventa forma ancora più aulica del viaggio stesso: questo infatti si basa su percezioni puramente materialistiche, mentre il primo apre porte non più intellettive, quindi legate al fenomeno, bensì connesse alla ragione, e di conseguenza al noumeno, giusto per citare un Immanuel Kant qualunque. Si deduce quindi che, fuori dall’ambito filosofico, il libro concede all’immaginazione di entrare in gioco, mentre le i cinque sensi rimangono in panchina.

Lettore, viaggiatore e centomila

Tim Parks, scrittore e giornalista, nonostante non sia un filosofo, evidenzia in uno dei suoi articoli l’effetto catartico del viaggio, o ancora meglio, dell’esperienza del viaggio, e di conseguenza tutto ciò che essa comporta: nuove avventure, nuove ideologie, nuove persone. Tramite esso sarebbe infatti possibile raggiungere la tanto agognata realizzazione dell’io; infatti dall’articolo si evince che solo mescolandosi con altre etnie e weltaschauungen il viaggiatore troverà il compimento del proprio essere, questo perché, seguendo l’ideologia pirandelliana, non solo riuscirebbe ad indossare, ma scoprirebbe quali e quante maschere possieda a seconda delle varie culture con cui si interfaccia. Tim Parks sposta quindi l’accento fichtiano per la creazione del perfetto equilibrio non più sul non-io, non si tratta più di una materia che si oppone ad un Assoluto, ma solo tramite il contrasto individuo-individuo si potrà raggiungere tale meta.

Nel mare ci sono le esperienze materiali e letterarie

Esattamente come si programma un viaggio, così si sceglie un libro: la destinazione è il genere scelto, i mezzi di trasporto l’autore selezionato, e addirittura le modalità di soggiorno possono essere paragonate al formato, digitale o cartaceo. Il viaggio è metafora per tanti concetti proprio grazie allo spessore significativo che porta con sé, esso può denotare, come analizzato, un libro, ma anche un’esperienza spirituale, o ancora una crescita individuale; il viaggio è sinteticamente vita. E’ però l’ideale comune, l’idola tribus come lo chiamerebbe Bacone, che ha improntato questo termine su un muoversi fisico, la vera dimensione dell’itinerario sta al singolo scoprirla: sia essa materiale o letteraria.

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