• giovedì , 15 Aprile 2021

Sappiamo ancora concentrarci?

Silenzio. Tutto parte da una parola, otto lettere e un’infinità di interpretazioni. Il silenzio relativo di una società in continuo cambiamento, senza ostentazioni eccessive, graduale; il silenzio di un’immagine, di un istante, di una voce che rimbomba, anziché nell’aria, in una mente in bilico tra un’analisi passiva di un mondo, tutt’altro che silenzioso e l’essere abulica commentatrice di ogni piccolezza. Il silenzio di capire, interpretare, di dare sfogo al sentimento, ma anche il silenzio “vuoto”, capace di inghiottire l’anima nella sua totalità, in uno schermo, in una continua alternanza di luce e buio a portata di click, nel vortice dell’ignoranza e del distacco da tutto e tutti. Ecco come una semplice finestra sul mondo, la tecnologia, sia capace di ribaltare le facce di questa medaglia, di far entrare la nostra mente in una sorta di limbo, loop temporaneo, in uno stato di insuscettibile reazione agli stimoli che il mondo ci impone. 

L’aspetto positivo? Trovare una via di fuga alla frenetica realtà che ci assale, prendersi una pausa dallo stesso silenzio, che quasi per contrappasso, a volte risulta persino troppo rumoroso, senza però renderci conto di come, click dopo click, like dopo like, si incorra in una sorta di annullamento psicofisico e mentale, a discapito della stessa concentrazione. 

“Docta ignorantia” diventa la parola chiave a testimonianza di un mondo nuovo, che, nella sua integrità, non è altro che la degenerazione più assoluta dell’ “ignoranza dotta”, che lo stesso Socrate individuò più di duemila anni fa. 

La natura umana in tutto questo tempo non è cambiata: da sempre l’uomo si è lasciato guidare dal desiderio di conoscenza, dando origine, dapprima, al sapere filosofico, con cui, fin dai tempi più remoti, è alla ricerca di principi, idee e convinzioni che, dopo tutto, rappresentano le fondamenta su cui si basa la concezione della vita nella società. 

Nel moderno mondo virtuale, attivato da chat, social network e sondaggi, si creano labirinti in cui è difficile trovare il “Socrate” del 2021, che anzi viene sostituito da Chiara Ferragni, Giulia De Lellis e così proseguendo. La riflessione risulta quindi interessante: senza nulla togliere agli influencer moderni, si percepisce come coloro destinati a influenzare, modellare le masse non siano filosofi, dotti, scienziati o letterati, ma esperti di marketing e promotori di attività di interesse più superficiale. 

Nell’ultimo decennio, numerose trasformazioni hanno investito il linguaggio e le modalità di condividere un’ informazione; i social network, sfornando novità a getto continuo, inducono a considerare velocità e immediatezza le prerogative per eccellenza, a discapito della più lenta interpretazione, riflessione e, di conseguenza, concentrazione. I social diventano quindi i nuovi “filosofi” della società, in riferimento ad un desiderio di conoscere diverso, non mirato alla inesauribile ricerca di noi stessi e della verità, ma influenzato da indagini di mercato, escogitando in questo modo un congegno di persuasione, capace di dare l’impressione a gente che non sa, di saperne di più di coloro che sanno. 

Si tratta di foto e immagini, che quotidianamente ci travolgono, ma, vere o false che siano, spetta a noi andare oltre ad esse, trasformare le immagini in parole, ritrovare la bellezza dell’arte di interpretare, la bellezza del silenzio che si cela dietro ad un ragionamento o ad un foglio macchiato di inchiostro blu, ma più semplicemente quel silenzio che nella sua essenza dice molto: una foto non parla, ritrae un istante congelato nel tempo, il trionfo di un silenzio “vuoto” che aspetta solo di essere colmato, ma senza troppa fretta!

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