• giovedì , 9 Dicembre 2021

La spietatezza delle fiabe dei Grimm

Almeno per quanto riguarda le ultime generazioni, i bambini di oggi crescono ascoltando le storie raccontate dai genitori o guardando le favole trasposte in televisione conoscendo una versione di esse molto diversa da quella originale, figlia di una tradizione che ha le sue radici nei racconti dei fratelli Grimm che a loro volta avevano ripreso le storie popolari dell’Europa settentrionale. 

Le differenze con le favole odierne sono evidenti ma soprattutto c’è una freddezza che con frequenza diventa brutale spietatezza nell’evolversi della narrazione: i personaggi sono distaccati e privi di un’emotività vera e propria e la storia in sé è ricca di tinte cupe e dettagli crudi. 

Prendiamo per esempio una delle favole più note di tutti i tempi ovvero la storia di Cenerentola: chiunque sa come si svolge e si conclude la trama, ovvero con il principe che dopo aver fatto inutilmente provare la scarpetta di cristallo alle due sorellastre trova finalmente la fanciulla amata perchè la scarpetta si adatta perfettamente al suo piede. Nella fiaba moderna, conosciuta soprattutto nella trasposizione figlia del rimaneggiamento di Walt Disney, le sorellastre cercano con vigore di infilare il piede nella calzatura ma presto si arrendono perché capiscono che per loro è impossibile indossare la scarpetta; nella versione dei Grimm invece le due arrivano ad amputarsi parte del piede a costo di farlo calzare a pennello. 

Un altro esempio, certamente più noto, è la storia di Hansel e Gretel, una fiaba che in realtà non è mai stata modificata molto e narra l’avventura dei due bambini che  sono catturati dalla strega perché lei li vuole mangiare; lei prima mette nel forno il ragazzino, dopo averlo obbligato a ingozzarsi di cibo, poi però la sorella riesce con un inganno a far finire la strega nel forno e salvare suo fratello; insieme i due bambini accendono il fuoco e bruciano viva la fattucchiera e riescono a fuggire: un insieme di dettagli lieti e piacevoli insomma. Un tema di questa fiaba è di certo il cannibalismo che è tra l’altro uno spunto frequente nelle fiabe dei Grimm: in una meno nota, intitolata “Le bambine e la grande fame” viene proposta la storia di una madre che per sopravvivere alla fame decide di cibarsi delle proprie figlie. Questa storia fu però censurata nella prima edizione del libro.

Le  “vere” versioni delle opere dei due autori uscirono nel 1812, con tutti i loro dettagli cruenti e sanguinosi, ma la verità di cui pochi sono a conoscenza è che al momento della loro prima pubblicazione queste fiabe erano state pensate per un pubblico adulto, solo in seguito si decise di depurarle e rivisitarle per un pubblico infantile anche se alcuni elementi macabri furono mantenuti. E’ quindi questo il motivo per cui  le fiabe originali, se così possiamo chiamarle, hanno questa spietatezza di fondo ed  essendo l’obiettivo quello di  proporle ai più piccoli ragionevolmente vi è stata la necessità di una rivisitazione in chiave meno violenta.

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