• mercoledì , 8 Dicembre 2021

Il virus e i giovani

Il 10 giugno é deceduta Camilla Canepa, diciottenne ligure, nell’ospedale San Martino di Genova a seguito di una emorragia cerebrale. La ragazza era stata vaccinata durante l’open-day del 25 maggio con il vaccino di AstraZeneca.

Ancora oggi non é ancora chiaro se la ragazza avesse comunicato nella scheda anamnestica pre-vaccinale di soffrire di una malattia autoimmune ma a seguito della morte di Camilla si é riaperto il dibattito riguardante la sicurezza del vaccino prodotto dall’azienda biofarmaceutica anglo-svedese.

Già qualche mese fa si era diffuso il panico a causa di alcuni decessi per trombosi dopo la somministrazione del vaccino. Anche le direttive provenienti dall’azienda farmaceutica riguardanti le fasce d’età a cui poter somministrare il vaccino non sono mai state chiare e sono sempre state in costante cambiamento. A maggio l’azienda “Raccomandava” la somministrazione solo agli over sessanta. Non essendo stata vietato ma solo sconsigliato il vaccino per le altre fasce d’età il Ministero aveva deciso di dispensare il farmaco anche gli over diciotto.

A seguito della morte della ragazza si é deciso di interrompere le vaccinazioni con AstraZeneca per le persone sotto i sessanta anni di età.

Con l’incremento delle richieste dei vaccini da parte delle fasce d’età più basse abbiamo assistito anche ad un decremento delle prestazioni da parte degli over sessanta. I soggetti meno a rischio sono coloro che hanno meno paura di vaccinarsi rispetto alle altre categorie.

Durante i due anni passati di pandemia i giovani sono quelli che hanno sofferto di più, si sono trovati a dover affrontare il periodo che molti adulti definiscono “I migliori anni della vita” chiusi in casa senza la possibilità di: andare a scuola, vedersi con gli amici, praticare sport, uscire la sera, viaggiare. 

Senza dubbio il periodo del COVID più duro ha segnato tutti, anche gli adulti che sono stati costretti a lavorare da casa o hanno perso il lavoro, ma per i ragazzi è stato ancora più faticoso, dal punto di vista delle relazioni sociali.

Per contro, i ragazzi hanno dimostrato di avere molto meno timore dei vaccini rispetto agli adulti, di avere più fiducia nella scienza o di aver maggiormente bisogno di poter tornare ad una vita normale. Questa spinta  li ha portati anche a prendere decisioni avventate, come Camilla, che probabilmente con leggerezza non ha comunicato ai medici la sua patologia e questo errore le é costato la vita.

Magari i giovani ripongono una maggiore fiducia nella scienza rispetto alle altre generazioni o il loro desiderio di libertà é più forte della paura per gli eventuali effetti collaterali del vaccino

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