• martedì , 28 Settembre 2021

Resilienza sportiva

di Andrea Cassarino

12 giugno 2021, Al Parken stadium di Copenaghen è in programma la prima partita del girone B, formato da Danimarca, Finlandia, Russia e Belgio e a sfidarsi sono proprio le prime due, in un derby nord europeo. Per la Finlandia è già un’impresa straordinaria essersi qualificata per questo europeo, mentre la Danimarca si era già rivelata un’ottima squadra al mondiale in Russia del 2018, arrendendosi solo agli ottavi di finale con la squadra vice campione del mondo, la Croazia.

La partita entrerà negli annali, peró, non per un gol, un dribbling o una qualsiasi altra giocata tecnica: al quarantaduesimo del primo tempo Eriksen, stella ex Tottenham e attualmente all’Inter, si accascia improvvisamente a terra. Il panico si diffonde rapido: si fanno spazio violentemente nella memoria di ognuno di noi i tristi avvenimenti di Piermario Morosini, di Marc Vivien Foé o di Paulo Sergio de Oliveira Silva e tanti altri, ma nessuno ha intenzione di ampliare la lista di questo tragico elenco.

Sicuramente non Simon Kjaer, capitano della nazionale e difensore del Milan, che si comporta in maniera glaciale, quasi come se il suo stato emotivo non fosse stato toccato: resosi conto della situazione si fionda sul compagno per praticare la manovra di Heimlich, tirando fuori la lingua per evitare il soffocamento. A completare l’opera sono i paramedici che cominciano a praticare il massaggio cardiaco e a utilizzare il defibrillatore. Il medico della nazionale, Morten Boesen, racconterà in seguito: “Siamo stati chiamati in campo non appena Christian è caduto. Era chiaro che aveva perso i sensi. Quando siamo arrivati lui stava su un fianco, respirava, gli ho sentito il battito cardiaco. Poi all’improvviso non c’erano più pulsazioni e, come tutti hanno visto, abbiamo cominciato il massaggio cardiaco. Il soccorso è stato immediato, abbiamo fatto quello abbiamo potuto per tenerlo in vita. Per fortuna si è aggrappato alla vita. Mi ha parlato prima di essere portato in ospedale”.

Simon Kjaer ha poi dato forza ai compagni senza mai dimenticare di essere in mondo visione, proteggendo lo sfortunato giocatore, prima di andare a consolare, insieme a Kasper Schmeichel, la moglie di Eriksen. È poi tornato in campo, una volta ricominciata la partita, tra le lacrime e tra gli applausi del pubblico e dei giocatori finlandesi, prima di chiedere la sostituzione, a causa di un evidente accumulamento di emozioni e pensieri.

Durante il girone sono stati più con un piede fuori dall’europeo che con il corpo saldo dentro alla competizione. Dopo aver perso contro Finlandia e Belgio, la Danimarca sembra definitivamente fuori, ma grazie alla vittoria contro la Russia riesce ad accedere agli ottavi. Uniti sotto la stella di Eriksen, sotto la protezione del nuovo eroe, Simon Kjaer, e guidati dalla nuova generazione, i danesi non si fermano. Riscoprono Kasper Dolberg, che da talento dell’Ajax destinato a spaccare le porta di tutte europa aveva deluso nella scorsa stagione al Nizza e Martin Braithwaite, grande talento ma anche lui reduce da una stagione sottotono al Barcellona. Mettono i riflettori su Mikkel Damsgaard, pupillo di Claudio Ranieri alla Sampdoria, così come su Joakim Maæhle, fidatissimo di Gasperini all’Atalanta. A centrocampo si distinguono Thomas Delaney, mediano del Borussia Dortmund e Hojbjerg, centrocampista del tottenham, tanto apprezzato da Mourinho.

L’altra guida della Danimarca, oltre al capitano Kjaer, è certamente Kasper Schmeichel, che tenta di caricarsi sulle spalle la squadra, così come aveva fatto suo padre, Peter, in Svezia nel ‘92, insieme a Brian Laudrup, quando sulla panchina c’era Richard Moller Nielsen. E le analogie tra le due imprese sono molte: anche nel ‘92 la squadra si era qualificata agli ottavi per il rotto della cuffia, qualificandosi con 4 punti, grazie alla vittoria all’ultima giornata contro la Francia e alla vittoria della Svezia sull’Inghilterra. In quell’occasione la Danimarca non era nemmeno riuscita a qualificarsi per disputare quell’europeo ma era stata ripescata al posto della Jugoslavia, esclusa dal torneo tramite la risoluzione 757 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu a causa dell’assedio di Sarajevo. L’analogia più evidente tra le due imprese però è proprio la tragedia, ma, se nel caso di Eriksen si è solo intravista, nel 92 si è a tutti gli effetti realizzata: Kim Vilfort, autore del 2-0 in finale contro la Germania sa che il momento piu epico della sua carriera si sta sovrapponendo al momento più tragico della sua vita di uomo, ma soprattutto di padre, perchè sua figlia, Line Vilfort, sta lottando contro una forma aggressiva di leucemia e poche settimane dopo alla fine dell’europeo lei morì.

Le imprese sportive in molti casi sono anche imprese umane: vittorie sulle paure, sulle tragedie, sul destino.

La Danimarca, a Euro 2020, si è arresa solo in semifinale, nella notte di Wembley, davanti all’Inghilterra (solo a causa di un rigore concesso all’Inghilterra, per lo meno dubbio, se non inesistente). Si è spinta in avanti, cercando di bissare la propria impresa storica. Ci ha insegnato, nel giorno di Eriksen, come si difende un amico. Ci ha mostrato il livello culturale di un paese che fa scudo per lasciare al compagno un briciolo di umanità entro il quale soffrire. La Danimarca esce a testa alta, anzi altissima, e siamo sicuri che ciò non verrà dimenticato.

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