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Caty Torta, uno spirito libero

Aprile 2013. “Volevo essere libera, lo sono sempre stata, non mi sono mai fatta suggestionare da niente”.

Caty Torta a 20 anni

Il 6 giugno 1920 nasce a Torino Caterina Torta, in arte Caty Torta. Una ragazza innamorata della vita, energica, avventurosa, che cresce nell’arte coltivando la sua passione per la pittura. Dipinge e disegna dalla tenera età: a soli dodici anni realizza, senza una formazione, la sua prima opera pittorica “I Buoi” (1932), una rappresentazione dal vero di una scena quotidiana. Il talento di Caty sboccia molto presto. Caterina si lascia coinvolgere da nuove esperienze, è curiosa e determinata. Studia con il Maestro Tullio Alemanni la tecnica tradizionale; dopo aver acquisito le nozioni accademiche, comincia a plasmare il suo stile. Stile che sarà influenzato dalla modernità, dal progresso, dall’attualità: l’arte di Caty Torta è in costante evoluzione.

Diventa allieva di Felice Casorati; studia giorno e notte, vuole migliorare e superare i propri limiti. In lei la passione è viva, nasce un’urgenza espressiva. “Come mi sentivo bene!”, dice nella sua ultima intervista (a Palazzo Grosso, Riva di Chieri). L’opera che convince Casorati è “Movimento 2000”, un’opera particolare, caratterizzata dal movimento di elementi sovrapposti, descritto da colori intensi; il futuro è ciò che traspare da questo quadro. “Lei era una neofuturista, affascinata dal progresso, non guardava mai all’indietro.” dice il figlio Cesare Denoyè.

Le prime opere: “I Buoi”, 1932 e “Movimento 2000” 1936-38

Nell’atelier di Casorati la pittrice può modificare e migliorare il suo stile: è libera di sperimentare. La sua pittura è influenzata dallo stile casoratiano, ma si lascia contaminare da altri studi ed esperienze. Dall’infanzia nasce in lei il fascino per l’energia, il movimento, il cambiamento. Caty inizia a dare importanza alla linea, alla geometria, al disegno; allo stesso tempo si concentra sul colore. I colori esprimono emozioni, generano sensazioni, danno significato; attraverso questi riesce a dare profondità alle figure, ben proporzionate e private dei dettagli; talvolta utilizza i colori chiari per rappresentare i contorni, che non sono importanti. Il bilanciamento delle bicromie, la profondità spaziale, l’essenzialità delle linee sono elementi ricercati.

Per dipingere bisogna disegnare, non si può dipingere senza il disegno“. Caty Torta

Autoritratto, 1955

“Vorrei proprio trovare parola adatte che squillassero gaie e ridanciane come i suoi rossi di bragia, che fossero burlesche come i suoi verdi, cattive ed ambigue come i suoi gialli, che fossero lamenti, preghiere come i suoi azzurri, che annunciassero catastrofi come i suoi neri di velluto.” Felice Casorati

A metà degli anni Cinquanta vola a Parigi dove resterà per due anni, a studiare all’Accademia della Grande Chaumiere. Si avvicina al figurativo-astratto. Osservando molti dei dipinti, si “nasconde” una scena figurativa definita dai forti colori e dai punti di luce. Nella capitale francese incontra diversi ostacoli, ma lei accetta la sfida; impara a ritrarre in 7 minuti delle modelle. “Ci vuole molta volontà”. (Caty Torta) Nel 1958 riceve il Diplome de Medaille “Art-Sciences-Lettres”. La curiosità, l’interesse per l’attualità la portano a rappresentare sulle tele eventi storici, climatici e sociali. Attirata dalla tecnologia e dalle innovazioni in campo spaziale, comunica con la pittura quello che prova nei riguardi di ciò che accade intorno a lei.

In età adulta si interessa della chimica. Adotta un approccio geometrico ed essenziale; forme e colori rendono i soggetti dinamici. Negli anni Ottanta si dedica alla produzione di opere monotematiche sull’atomo, studia la sua variazione e gli esperimenti atomici. L’essenza delle linee e l’impatto dei colori accesi come il blu o il rosso sono i protagonisti di queste tele.

Fissione nucleare, 1987

In molte altre tele sono catturate scene di vita quotidiana oppure le sue due grandi passioni (oltre alla pittura): la musica e le auto da corsa.

Jazz,1958

Il percorso artistico di Caty è vario, ricco di influenze ma al tempo stesso unico. Una ragazza che studia, migliora, trova il suo stile per arrivare alla maturità espressiva che la contraddistingue.

Fino al 7 novembre il Museo Internazionale dell’Automobile di Torino ospita una mostra dedicata alla pittrice “Caty Torta, un’artista libera”. Sono esposte 16 opere e bozzetti della collezione privata del figlio Cesare Denoyè; parte della sua produzione artistica è affiancata ad alcune delle macchine sportive che utilizzò nelle corse automobilistiche. Fu infatti una delle prime poche donne italiane a gareggiare ad alta velocità. Camminando per la sala, sulle pareti nere spiccano i colori vivaci delle tele; tra un pannello e l’altro si scopre la vita di questa ragazza appassionata, i suoi incontri, gli studi, i riconoscimenti.

Per conoscere meglio la figura di Caty Torta, il figlio Giulio Cesare Denoyè è stato così gentile e disponibile da raccontarci la storia della mamma e la sua persona.

Mi ha colpito la vitalità, la passione, l’amore per la libertà di sua mamma. Mi può descrivere la sua persona?

Era una mamma un po’ diversa dalle altre. Non ha mai imposto, era una sartriana; ha rispettato sempre le mie idee. Aveva un carattere molto forte e propositivo; non si faceva certamente piegare dalle circostanze. La vita l’ha provata (io ho perso mio papà quando avevo cinque anni). Non per questo ha rinunciato a fare tutto; aveva nonostante tutto una grandissima forza ed energia. Nei rapporti interumani era di una genuinità squisita, ad esempio tra le sue migliori amiche c’era un’amica montanara di Bardonecchia; intanto si scriveva con Anna Maria Brizio (storica dell’arte). Costruiva rapporti diversi con tutti, nella maniera più umile possibile. Non aveva nessun genere di esitazione in questo. Per lei erano tutte persone da ascoltare.

Era una donna libera, ma non ribelle o oltraggiosa. Cosa significa questo?

Proveniva da una famiglia borghese: a quel tempo era importante per una ragazza imparare a cucinare, ricamare, comportarsi in un certo modo. Ha avuto grandi genitori che l’hanno capita e appoggiata in un’epoca così diversa dalla nostra. Era ossequiosa nei loro confronti, mai sopra delle righe; non era mai in conflitto con loro. Quando è quasi due anni da sola a Parigi, si cercavano comunque delle scuse per salvare le apparenze: dicevano che in città ci fosse un prozio che la potesse controllare. Dimostrava che era superiore, magari a certi uomini, senza mettersi in conflitto con nessuno. In pittura disegnava dalle 10 alle 12 ore al giorno. Non aveva paura del confronto, di nessuno.

Quando è entrato in contatto con l’arte di sua mamma? Com’è stato?

Come uno nasce in una famiglia di sarti e vede cucire i vestiti, Per me è stato assolutamente naturale nascere e crescere in mezzo alle tele, ai colori, al suo modo di dipingere. E’ come un continuum. Sono cresciuto tra le tavolozze e le esposizioni. Essendo rimasti da soli, aveva da pensare a tutta la parte familiare. Lei molto spesso si svegliava alle cinque del mattino per lavorare, poi mi accompagnava a scuola. Si è sempre guadagnata questi spazi nonostante la vita l’avesse molto provata. Crescendo, ho imparato a conoscere le tele, anche quelle di altri artisti. E’ stato naturale.

Qual è il suo quadro preferito e quello di sua mamma?

Mia mamma teneva molto al dipinto “Petroliera in fiamme“. Era l’unica cosa che avrebbe mai conservato. C’è un grado di coinvolgimento, di emozione sul fuoco che divampa, sul disastro ecologico, con questa petrolio che dà una colorazione nera al mare. Se si ruota il quadro si possono trovare le stesse simmetrie. Credo che per lei fosse un quadro simbolico, rappresenta quello che poteva esprimere con i colori; è giocato su pochi elementi ed è estremamente evocativo.

“Petroliera in fiamme”, 1987

Il mio quadro preferito è “Furore“. Ci sono tanti colori a raffigurare un vortice. Lei diceva che questo potesse succedere nel nostro cervello quando si ha uno scatto d’ira, di furore. Se lo si vede a qualche passo di distanza, sembra che questa spirale, avvolga dentro, risucchi l’osservatore. Geometricamente ha fatto una serie di cerchi con diversi centri. Tutto ciò destabilizza. A me piace molto l’idea di sprofondare in questo vortice d’ira.

“Furore” 1991

Nella pittura informale i disegni, le forme esistono, anche se si si affida tutto al colore. Lei stessa dice che il disegno è fondamentale su ogni altra cosa. Un altro aspetto interessante è la luce: amava la luce che provenisse da dietro le figure, per ottenere questo metteva colori molto chiari all’inizio, poi andava sopra con altri colori, senza coprire del tutto quelli chiari. Caratteristico di mia madre.

Quali valori le ha lasciato sua mamma?

Lei è stata amante della libertà. I versi di Dante “Libertà va cercando come per lei chi vita rifiuta” (Canto I, Pg.) sono veri. L’artista è sinonimo di libertà. Può esprimersi in tutti i modi, aveva rifiutato i mercanti d’arte perché sì, sono famosi, ma limitano, fanno mantenere all’artista il clichè. La scuola più importante che mi ha lasciato e quella di essere libero io e di lasciare liberi gli altri. Poi era molto più coraggiosa ed energica di me. Degli anni della guerra è venuta fuori grazie a questo suo carattere forte.

Il suo stile pittorico è stato in continua evoluzione, c’è un “inizio e un ritorno” al figurativismo?

Esattamente. Mia madre ha sempre cambiato, per lei questo era importante. A differenza di altri artisti, è stata libera. I quadri figurativi in realtà sono delle piccole pause che lei prendeva per dimostrare la sua capacità nel disegno. Per gioco realizzava questi quadri fuori serie. All’epoca aveva ormai raggiunto l’astrattismo.

Non ci sarebbe quell’artista senza quella donna. Non aveva un clichè, era così, era lei.

“Caty Torta è una passionale e brucia tutta la sua vita nella e per la pittura: essa non sa raccontare pacatamente, ma ha bisogno di cantare e spesso di gridare… e sembra che la gioia ed il tormento facciano a gara nel guidarle la mano.” Felice Casorati

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